La fiaba è una miniera di tesori, un luogo fertile in cui seminare le esigenze della propria immaginazione. Le fiabe, dall’alba dei tempi, costruiscono in noi un cuore intelligente.
(Alessia Napolitano)
Bentrovata e bentrovato,
Era il 2 febbraio 2026 (giorno di Candelora) quando trovai nella casella di posta di Farfavel una mail inaspettata.
La lessi e rimasi in silenzio per qualche minuto, c’era stupore dentro di me e, non lo nego, anche più di un pizzico di ansia. Le parole che vi erano contenute avrebbero dato l’abbrivio al mio primo C’era una volta e una volta non c’era…

Dal 2013 a Ivrea si svolge il Festival della Lettura La grande invasione e La piccola invasione, la sezione dedicata ai più piccoli, mi aveva contattata per invitarmi alla XIV Edizione del Festival che si sarebbe tenuta dal 29 maggio al 2 giugno.
Le cose non accadono mai per caso, mi piace pensarla così…
A Candelora il bosco si risveglia, dopo il lungo sonno invernale, e segna il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce. Forse la sorpresa che mi aveva riservato il bosco era proprio questa missiva.
Ludovica e Marianna, le organizzatrici del Festival, sono state fin da subito molto gentili e disponibili, ma ciò che mi ha meravigliata di più è stata la totale fiducia che hanno riposto in me. In fondo, io per loro non ero che un salto nel buio.
Ogni anno, la prima giornata de La piccola invasione è dedicata a incontri e laboratori rivolti alle scuole di ogni ordine e grado del Canavese. Ludovica e Marianna mi hanno invitata a incontrare i bambini di due Scuole dell’Infanzia.
Dopo alcuni scambi di mail sugli aspetti più organizzativi e tecnici degli incontri, mi hanno lasciato carta bianca.
Ho trascorso diverse settimane di riflessione pensando a quale proposta avrei desiderato portare ai bambini che avrei incontrato, abbandonando gradualmente l’idea della lettura e abbracciando quella del racconto orale.
Invasione: il suo significato è occupazione, penetrazione, diffusione.
Ho pensato che durante i cinque giorni di Festival, i bambini sarebbero stati davvero invasi di letture animate, letture teatrali e laboratori. Io, invece, volevo invadere (in- ‘contro’ e vadere ‘andare’), andare loro incontro, proponendo qualcosa di assolutamente controcorrente. Controcorrente per il Festival e controcorrente per il tempo che viviamo e che vivono i nostri bambini. E lo avrei fatto bussando al mondo di sotto.
Sì, avrei portato la Fiaba e il racconto intorno al focolare.
Un azzardo? Forse, ma il rischio è valso la pena.
La Fiaba a “La grande (anzi piccola) invasione”?
La suggestione è sorta dopo l’esperienza dei tre giorni di ritiro sul racconto orale della Fiaba, nei boschi dell’Appennino, La fiamma nella voce.
Il seme era finalmente germogliato e pronto per essere raccolto.

Avrei portato il gesto del racconto e quello dell’ascolto di una fiaba narrata a memoria; avrei donato ai bambini la voce della fiamma e il calore che si sente quando si sta accoccolati tra le braccia di una comunità narrante.
Li avrei portati in un contesto in cui sapevo che avrebbe prevalso la lettura ad alta voce di libri o di albi illustrati, la lettura animata e la lettura teatrale. Il mio intento era di rompere quella consuetudine, per donare invece ai bambini un ascolto diverso, in un tempo e in uno spazio differenti: il tempo della quiete e lo spazio del focolare.
Un atto forse rivoluzionario in un momento storico in cui il visivo e la lettura dell’albo illustrato (soprattutto nella fascia prescolare) la fanno da padroni.
Narrare non è leggere ad alta voce, ma è raccontare una fiaba a memoria, adoperando unicamente la propria voce e il proprio immaginario. È far riscoprire la meraviglia dell’immaginazione e dell’incantamento.
La prima richiesta che ho avanzato a Ludovica e Marianna è stata quella di incontrare gruppi piccoli di bambini; richiesta che è stata ben presto accolta. Avrei narrato a 4 gruppi di bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni.
Maggio non è il periodo ideale per accendere il focolare delle storie, il sole chiama fuori e le fiamme dei focolari si spengono ad aprile per riaccendersi ad ottobre, in occasione della festa di Ognissanti, quando l’autunno fa il suo ritorno.
Nonostante questo, ho deciso comunque di accendere il mio focolare, per regalare ai bambini un momento in cui stare insieme in semplicità e in quiete, abitando l’invisibile, ma soprattutto per riempire il vuoto narrativo che affligge il nostro tempo.
Educare l’orecchio, educare al sentire, ritornare all’ascolto, al suono delle parole, alla fonè, che è essa stessa immagine.
Dentro al bosco insieme a me…
Così, ho scelto una fiaba di fuoco e ho raccontato, a circa 40 bambini, la Fiaba di Vassilissa la bella, dalla tradizione russa, narrandola nella sua nuda semplicità e riportando il rito del focolare.


















Una fiaba che contiene anche l’ombra, perché come scrive Alessia Napolitano:
Il racconto orale è per eccellenza il racconto di un attraversamento, di una morte che si trasforma in una rinascita, dell’abbandono del nido familiare, della ricerca del proprio destino; esso è, come scriveva Calvino, “un catalogo di destini umani” dove la luce e l’ombra tratteggiano continuamente gli scenari su cui si muovono i personaggi. Attraverso il racconto orale si riconquista la forza del pensiero e la capacità di immaginare. Rafforzando l’immaginazione e la volontà, le fiabe diventeranno la fonte primaria di ispirazione, mondi dai confini indefiniti nei quali rincorrere la propria voglia di scoprire e domandare.
Per quattro volte ho narrato a memoria la fiaba di Vassilissa la bella e per quattro volte l’ho tramandata.
Intorno a me un gruppetto di circa dieci bambini (tra i quali un bambino sordo-cieco e uno moldavo), le loro maestre, la fiamma di una candela, il profumo di abete bianco, una sedia, il suono dei cimbali e quello della mia voce. Nient’altro. Un momento intimo e semplice.

E grazie alla fiaba, si è compiuta la magia.
(Illustrazione di Vania Zourlavliov)
Occhi negli occhi…
I bambini erano rapiti: le bocche spalancate, gli occhi sgranati, i sorrisi, lo stupore. Anche le maestre erano coinvolte. Adulti e bambini vittime dell’incantamento, testimoni di quanto sorprendente sia il potere e la fascinazione che una narrazione esercita sui convenuti al focolare.
Gradualmente, narrazione dopo narrazione, sono riuscita a raggiungere la quiete, che da quel momento in avanti avrebbe permesso di farmi trascinare io stessa dalla fiaba, dalla sua trama e dal susseguirsi delle azioni. Ho indugiato e accelerato quando sentivo essere necessario e ho attraversato il bosco insieme ai miei convenuti, disseminando qua e là qualche parola e piccole frasi che spero i bambini potranno mettersi in tasca: lavoro serotino, involtolarsi, stopaccino, scalpicciare, stormire, mortaio, cruna… Chissà quante e quali parole resteranno con loro a lungo. Chissà quali tracce le parole della fiaba avranno lasciato e quale immaginario avranno nutrito.
Che bella la parola quiete: evoca silenzio, raccoglimento, pacatezza, distensione, riposo, pace, sollievo. E quanto è difficile raggiungerla!
Ho narrato quattro volte e ad ogni gruppo di bambini ho restituito anche l’imperfezione di un racconto orale mai uguale a se stesso, pur mantenendo la struttura narrativa, con il suo susseguirsi di azioni, i suoi nodi e i suoi snodi. Perché la fiaba narrata a memoria, nella quiete, è per sua natura imperfetta e spontanea. Il racconto orale rinuncia alla perfezione e accoglie invece le sbavature. Quello a cui non rinuncia però è il cuore con cui si narra.
Durante alcune della quattro narrazioni, ho visto qualche bambino abbandonarsi al suono della voce e quasi addormentarsi; peccato che proprio in quel momento, la maestra se ne sia accorta, e prontamente lo abbia strappato dalle braccia di Morfeo.
Anche l’ascolto nella quiete del focolare non dovrebbe essere performativo. Ancora ci si aspetta che i bambini stiano seduti composti (anche sopra i tappetoni), in silenzio e attenti quasi come soldatini, sotto gli occhi degli adulti che tempestivamente correggono il tiro. E invece, avrei gioito nel vederli abbandonarsi.
Un incontro, certamente, non ha la pretesa di riuscire a costruire il legame del fuoco, quel canale affettivo con chi mi ascolta, ma spero comunque di aver gettato un seme che forse, un giorno, germoglierà (soprattutto nelle maestre che si sono unite al mio focolare). E mi auguro che ci siano insegnanti capaci di cogliere la meraviglia dentro quegli occhietti luminosi, meraviglia che chiede solo di essere coltivata un poco ogni giorno.
Come scrive Alessia Napolitano: pensate cosa potrebbe succedere in una classe se fosse la maestra a narrare per i suoi allievi tutti i giorni, o quasi!


Cosa è rimasto oggi del rito del focolare?
Scrive Alessia Napolitano a proposito della memoria perduta: “molti genitori non hanno spesso avuto nessuno che narrasse per loro una fiaba, questo ci consegna oggi una generazione di bambini defraudati di storie raccontate a memoria.“
Io sono stata molto fortunata, perché nella mia luminosa infanzia ho avuto un nonno (che si chiamava Maggiorino), che mi raccontava le storie della Grande Guerra che lui stesso aveva vissuto sulle Alpi e la mia bisnonna Eugenia che mi raccontava le fiabe. Custodisco nell’animo le loro voci con una certa nostalgia e malinconia.
Oggi vivo proprio nella casa che fu della mia bisnonna Eugenia: al posto della poltrona, dove trascorreva il suo tempo a cucire e a raccontare, ora c’è una parte della mia cucina, ma la finestra dove si perdeva il suo sguardo e quel davanzale dove lasciava ogni giorno agli uccellini le briciole avanzate dai pasti, battendo un sasso per tre volte così da avvisarli, è rimasto lo stesso.
Se non avessi avuto questi riferimenti, chissà se il racconto orale avrebbe bussato alla mia porta.
Mi sono riscoperta narratrice di fiabe proprio dopo il ritiro La fiamma nella voce. Rientrata a casa ho sentito qualcosa, i ricordi della mia infanzia sono improvvisamente riemersi dopo un lungo sonno, una flebile fiammella è rinvigorita: riportare il rito del focolare ai bambini, ma anche agli adulti, a cui le fiabe non devono essere mai negate.
Certo il contesto di un Festival non è propriamente quello più adatto, ma ho accettato la mia sfida, anche con la curiosità di osservare ciò che c’è e ciò che sarebbe accaduto.
Può l’incantamento del racconto orale, parimenti al libro, contribuire a formare i lettori di domani?
Io la penso come Alessia Napolitano: “il racconto orale è avido di parole e costruisce i suoi paesaggi attingendo da un immaginario interno e personale; il racconto orale non può alimentarsi solo di albi, ma ha bisogno di libri di narrativa, di romanzi, di biografie, di poesia, perché brama le storie e i racconti che percorrono lunghi sentieri; il racconto orale richiede al narratore di saper domare periodi anche complessi perché spesso il pensiero che costruisce e disegna una storia è un fiume che scorre. Narrare una fiaba a memoria richiede precise parole, parole che siano ancore per la memoria o scrigni di suoni preziosi capaci di dipingere, in pochi tratti, l’atmosfera o la scenografia di una fiaba.“
Forse il racconto orale potrebbe avere una grande possibilità di riavvicinare i bambini non alla lettura, ma alle storie, perché in fondo leggere è solo la conseguenza di un amore molto più vasto, ovvero quello per le storie e per le parole. Per fortuna il focolare è un luogo di quiete, dove il tempo si dilata, dove si impara la pazienza, virtù necessaria se si vuole educare nei bambini un orecchio d’oro e nel narratore una lingua sapiente. (Cit. Alessia Napolitano)
Proprio per il fatto che oggi il nostro patrimonio orale si sta perdendo e la pratica del focolare svanisce, soffocata da una realtà sempre più performativa, narrare diventa una necessità.
Inoltre, occorrerebbe far rivivere le fiabe (così come le leggende) ovunque e non lasciarle cadere nell’oblìo totale, perché esse rispecchiano l’anima del popolo e quindi anche la nostra.
Ritrovare la voce per salvare i racconti e far sì che le fiabe tornino ad essere narrate nella loro veste originale.
Allora, non mi resta che augurarti buon ascolto, in compagnia di fiabe e racconti, accoccolati vicino alla fiamma delle storie.
A presto…
Consiglio a tutti coloro che hanno il desiderio di riavvicinarsi al racconto orale e alle fiabe del focolare, il Corso Raccontami una fiaba, come creare un focolare a casa e a scuola di Alessia Napolitano.
Se vuoi approfondire il significato del racconto orale e chi sia il narratore, ti invito ad ascoltare questo episodio del Podcast di Alessia Napolitano: La voce della fiaba.
Buon ascolto…

