Tre giorni per ritrovare fiducia nella propria voce e percorrere insieme l’antico cammino della fiaba
narrata a memoria.(Alessia Napolitano)
Caro lettore e cara lettrice,
sono trascorsi alcuni giorni dal mio rientro a casa, dopo essermi regalata tre giorni di ritiro sul racconto orale della Fiaba, nei boschi dell’Appennino.

Sono stati tre giorni densi, durante i quali ho vissuto quasi un salto nel tempo: 15 donne, accomunate dal desiderio di narrare, si sono incontrate in un meraviglioso casolare, per addentrarsi nel mondo del fiabesco e dare vita a una piccola comunità parlante e narrante.
Come scrive Alessia Napolitano:
“Gennaio è un mese perfetto per il focolare, per raccogliere parole e cullarle”.
Sono nata nel cuore dell’inverno, la mia “bisnonna fabulosa” mi raccontava storie, accoccolata sulla sua poltrona ormai logora dal tempo, e il fiabesco ha sempre suscitato in me un grande fascino.
Così, quando Alessia ha annunciato il ritiro La fiamma nella voce non ho potuto che accogliere e rispondere al richiamo.
Inizio…

Dalle Alpi agli Appennini…
sono giunta al Casolare di Cà Colmello avvolta dal buio della notte e dalla nebbia che inghiottiva ogni cosa.
Bruno e Francesca ci hanno accolte amorevolmente: le tisane calde e il caffè fumante ci attendevano sul grande tavolo di legno che, ignaro, avrebbe preso parte per tre giorni alle parole e alle storie di una piccola comunità femminile che stava timidamente nascendo. Qualche imbarazzo, le prime risate, i primi scambi di parole e l’inizio dei racconti di ciascuna.
A condurci per mano in questo ritiro naturalmente c’era Alessia, che con la sua dolcezza, competenza e generosità ci ha guidate ad attraversare il bosco delle fiabe, nel segno dell’ascolto e della quiete, e a ritrovare fiducia nella nostra voce.




Ogni sera, intorno al tavolo, tra una portata e l’altra e alla luce delle fiammelle tremolanti, si sono snocciolate storie, aneddoti, ognuno dei quali rivelava qualcosa di sé e disvelava inconsapevolmente l’antica tradizione universale del racconto intorno al focolare, pilastro della cultura umana, per tramandare conoscenze, miti e valori. Focolari, stalle o cerchi all’aperto erano stati spazi di aggregazione sociale dove storie di paura, spiriti, leggende e insegnamenti morali venivano narrati per intrattenere, unire e creare identità.
Qui, tutto questo avveniva intorno a un tavolo e proseguiva al tepore del fuoco di un caminetto sulle parole della fiaba della tradizione russa Vassilissa, poi Il ginepro e, infine, L’ondina della pescaia, raccontate magistralmente dalla voce premurosa di Alessia, sapiente cantastorie.


Svolgimento…
Gradualmente, con pazienza e amore, la piccola comunità parlante si è fatta comunità narrante, intorno a un lenzuolo ricamato da tante mani prima di noi, incontrando così altri fili e intessendo nuove storie.
Un segno che rimane, lascia traccia, racconta di una trama e di un ordito.



Focolare – Quiete – Memoria – Ascolto: quattro parole chiave che hanno condotto tutte noi sul sentiero del racconto orale.
Quattro parole che ci hanno accompagnate lungo la complessa trama de La guardiana delle oche alla fonte dei Fratelli Grimm.
Abbiamo imparato a leggere la bussola, a costruire la corda-trama con i suoi nodi, i suoi memi forti e quelli deboli, a individuare il nord, la stella polare, e farvi ritorno.
Abbiamo conversato e riflettuto di contemporaneità, di bambini e di adulti, di editoria e di Letteratura, di esperienze personali e professionali. Abbiamo esplorato illustrazioni, immaginari, passando attraverso gli albi illustrati, le raccolte di fiabe, la saggistica.


Gradualmente, ci siamo messe in gioco, abbiamo esplorato le nostre voci, ci siamo fatte ascoltatrici attente di noi stesse e delle voci che via via si aprivano per disvelare di una vecchia decrepita, di una grande radura, di un branco di oche, di un giovane conte, di un castello, un re e una regina.
Abbiamo fatto i conti con le nostre emozioni, difficoltà e, forse, abbiamo scoperto qualcosa di noi che non sapevamo di possedere.
Il racconto orale è qualcosa che appartiene a tutti, anche se spesso non lo sappiamo. È dentro ciascuno di noi dalla notte dei tempi. Non chiede l’applauso, nessun riflettore, ma solo la voce autentica, libera da ogni giudizio. La voce genuina che vuole raccontare una storia, passata di bocca in bocca, da tempi immemori, così come si racconta del più e del meno, seduti su una sedia sulla soglia di casa.
Narrare per narrare.
Fine…
Come tutte le esperienze, arriva il giorno dei saluti e degli arrivederci, che lascia dietro di sé una nota malinconica e nostalgica e, allo stesso tempo, il desiderio di proseguire il viaggio, di scoprire dove il sentiero può condurre ancora, di addentrarsi con maggiore consapevolezza dentro al bosco delle fiabe e delle storie.

Così ci si congeda. Si fa ritorno al nord, alla stella polare, dove tutto ha avuto inizio.
Nelle tasche ci si porta una consapevolezza in più, un cambiamento, un sorriso, una sorpresa, un po’ di nostalgia, domande, risposte, affetto, calore, desiderio, speranza…
La speranza che le fiabe non muoiano. Perché? Perché chiedono.
“Ci sono ancora storie che si possono narrare. Le fiabe sono per tutti, per i grandi e per i piccoli: siamo ancora una comunità narrante, ma abbiamo bisogno di un focolare”. (Cit. Alessia Napolitano)
Le storie ci tengono ancora uniti.
(Alessia Napolitano)

Si chiude il libro, si spegne la luce, ma della fiaba rimane la voce. Dietro gli occhi fiammella risplende, per guidarti nel buio che scende…
A presto…
Consiglio a tutti coloro che hanno il desiderio di riavvicinarsi al racconto orale e alle fiabe del focolare, il Corso Raccontami una fiaba, come creare un focolare a casa e a scuola di Alessia Napolitano.
Per approfondire il mondo del fiabesco in una prospettiva nuova e antica insieme, distinguendo gli stereotipi dagli archetipi, gettando nuova luce sul ruolo del maschile e del femminile, entrambi forieri di metamorfosi e di vitalità.
Un viaggio per riscoprire le fiabe oltre il solito repertorio, ma soprattutto per ritrovare fiducia nella propria voce.

