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La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura

Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...

C’era una volta… Lisbeth Zwerger

[…] scegliendo volutamente di raffigurare avvenimenti e momenti anche insoliti della storia, offre un’interpretazione originalissima di fiabe molto conosciute, le quali si riscoprono così sotto una nuova luce..

(Silvia Blezza Picherle)

Caro lettore e cara lettrice,

quante parole si possono spendere per un’illustratrice straordinaria e talentuosa quale è Lisbeth Zwerger? Mai abbastanza. Nonostante questo, voglio fare un tentativo, nella speranza di riuscire a rendere merito alla sua grandezza.

Inizio così:

Agosto 2024. Durante quell’estate, piuttosto torrida, avevo deciso di dedicarmi alla lettura della produzione editoriale di Grazia Gotti1, donna per la quale nutro grandissima stima e affetto. Conosco Grazia per caso sul web (molti anni or sono), inizio a interessarmi a lei, ascolto le sue lezioni appassionate, rimango folgorata dalla sua grande cultura e apprendo che nel 1990 organizzò a Bologna, negli spazi del Museo Civico Archeologico, la grande mostra dedicata all’illustratrice Lisbeth Zwerger: C’era una volta, once upon a time, il etait une fois, es war einmal, Gli acquerelli di Lisbeth Zwerger, questo il titolo.

Come ogni mostra che si rispetti, anche quella era accompagnata da un Catalogo dedicato all’illustratrice austriaca. Ma c’è qualcosa di più che impreziosisce le tavole che vi sono contenute: un Saggio del Maestro Antonio Faeti, dal titolo Sussurri acquerellati.

Mi chiedo: dove posso trovarlo? Vado alla fonte, invio un messaggio a Grazia Gotti, la quale subito mi risponde: “Ciao. Mandami l’indirizzo che te lo spedisco. Buona giornata“.

Detto fatto:

Penso: “E ora sono cavoli miei…

Perché? Perché mi ritornano in mente le parole di Grazia:

“Studiare è il più bel lavoro al mondo! […] Da tre giorni sono sul saggio di Antonio Faeti su Lisbeth Zwerger, un vero capolavoro. Sono passati trent’anni. Stasera a cena ci chiedevamo chi possa essere in grado di leggerlo. Dove sono gli studiosi? Il saggio Sussurri acquerellati dovrebbe essere obbligatorio all’Università e nelle Accademie dove si studia illustrazione. Azzardo a pensare che i docenti non ce la farebbero. Forse i ragazzi, senza spaventarsi e con molto impegno ad andare a leggersi e a vedersi tutto ciò che si cita, sarebbero contenti.”

Bene, ho tra le mani il Catalogo e il Saggio. Accetto la sfida, mi rimbocco le maniche, faccio un respiro e metto il naso tra le pagine.

Così, provo a raccontare qualcosa di lei…

Classe 1954, nata a Vienna, prima impugna il pennino e poi il pennello, diventando un’acquerellista raffinata e fuori dal tempo.

Quando riceve il l’Hans Christian Andersen Medal nel 1990 “Per il suo contributo duraturo alla letteratura per l’infanzia“, Lisbeth Zwerger è una giovane donna di 36 anni e, anche in virtù di questo premio prestigioso, si conquista un posto al sole nel mondo internazionale dell’illustrazione per bambini e ragazzi.

Approda in Italia grazie alle Edizioni C’era una volta…, una Casa editrice straordinaria fondata nel 1988 a Pordenone da Alfredo Stoppa (scrittore ed editore coraggioso, intelligente e all’avanguardia). Un gioiello, ahimè, forse oggi un po’ dimenticato e di cui si sente molto la mancanza. Ma questa è un’altra storia…

L’amore per i Classici e l’universo fiabesco.

Questa ragazza ribelle, sensibile e colta, che non terminerà nemmeno gli studi all’Accademia di Arti Applicate di Vienna, avrà l’ardire di affrontare i grandi Classici della Letteratura e l’universo fiabesco come pochi altri hanno saputo fare.

Per questo venne spesso “rimproverata e anche criticata, di non disegnare in modo abbastanza “moderno” (Cit. Lisbeth Zwerger2). E noi non possiamo che ringraziarla per questo suo essere stata “antica e fuori moda“.

Molto giovane incontrerà il pittore inglese John Rowe, con il quale andrà a vivere a Londra e che diventerà suo marito, influenzando la sua carriera di illustratrice, facendole conoscere le opere dei grandi pittori e illustratori dell’età d’oro mondiale e soprattutto anglosassone, i quali diventeranno fonte di ispirazione e che lei guarderà con molta attenzione: Arthur Rackam, Carl Larsson e sua moglie Karin Bergoo, Beatrix Potter, E. H. Sheppard, Edmund Dulac.

Influssi che la faranno entrare nella storia dell’illustrazione per bambini e ragazzi.

In fondo, nessun illustratore/illustratrice nasce mai come Minerva dalla testa di Giove; vi è sempre, più o meno marcato, più o meno forte, un retroterra, un immaginario frutto del percorso personale di ciascuno e da questo, poi, l’illustratore/illustratrice arriva a creare un proprio segno, un proprio stile. Così è stato anche per lei.

Il suo è un tratto che muta, evolve, sperimenta palette polverose e sfumate e poi il bianco giapponista che inonda le sue tavole di luce e aria. Il suo segno si fa etereo e impalpabile, cambiando registro nel tempo e adattandolo sempre alla storia che illustra. Acqua e pigmento spesso sfumano, rivelando un segno lieve che ci spalanca la dimensione anche perturbante di alcune fiabe.

Non solo, ma Lisbeth Zwerger non disdegna neppure di mettere in scena l’ombra, la dimensione grottesca e orrorifica (pensiamo ad esempio alla sua strega in Hansel e Gretel), l’ambiguità (pensiamo al suo lupo in Cappuccetto rosso), ma anche la dimensione ironica e a volte comica di alcune narrazioni.

Scrive Antonio Faeti nel suo Saggio Sussurri acquerellati:

“La Zwerger accarezza le narrazioni con la leggera grazia allusiva del proprio stile e non sovrasta i temi di cui si occupa perché è interessata a un dialogo con gli autori e con le opere che intende illustrare”.

Sin dal principio e seppur molto giovane, sceglie di confrontarsi con i più grandi della Letteratura: esordisce con E.T.A. Hoffmann (1977, Il bambino misterioso), passa a Clemens Brentano (1978, La leggenda di Rosaspina), e giunge ai Fratelli Grimm (1979, Hansel e Gretel, dove utilizza colori pastosi e fumosi). Poi ritorna a E.T.A. Hoffmann (1979, Lo schiaccianoci. Questa sarà la prima versione che riproporrà nel 2003 modificando il tratto), approda ad Hans Christian Andersen (1980, Mignolina) e nuovamente ai Fratelli Grimm (1981, I sette corvi, fiaba che poi confluirà nella raccolta di Fiabe dei Fratelli Grimm). Ancora Hans Christian Andersen (1982, Il guardiano di porci), O. Henry (1982, Il dono dei Magi), i Fratelli Grimm (1983, Cappuccetto Rosso), Oscar Wild (1984, Il gigante egoista), ancora H. C. Andersen (1984, L’usignolo), Edith Nesbit (1985, The Deliverers of their country, mai arrivato in Italia), Oscar Wild (1986, Il fantasma di Canterville), Charles Dickens (1988, Un canto di Natale), fino ad arrivare a confrontarsi anche con il favolista Esopo (1989, Favole, in cui scopriamo essere anche una grande illustratrice di animali), Heinz Janisch (1990, Till il Re dei Buffoni). E ancora H. C. Andersen (1991, Le Fiabe di Hans Christian Andersen, una raccolta), Christian Morgenstern (1992, Il grande Lalulà), Wilhelm Hauff (1993, Naso Nasone, tradotto niente popò di meno che da Gianni Rodari), Theodor Storm (1995, Il piccolo Hawelmann), Frank L. Baum (1996, Il meraviglioso mago di Oz), Heinz Janisch (1997, L’arca di Noé), il sommo Lewiss Carrol (1997, Alice nel paese delle meraviglie), La Bibbia nel 2000, Rudyard Kipling (2001, How the Camel got his Hump), Peter I. Tchaikowsky (2002, Il lago dei cigni), H. C. Andersen (2004, La sirenetta, mai arrivata in Italia), Clement C. Moore (2005, The Night before Christmas, mai arrivato in Italia), i Fratelli Grimm (2006, I musicanti di Brema, mai arrivato in Italia), Jurg Amann (2014, Leonce and Lena), William Shakespeare (2016, Romeo e Giulietta) e, infine J. K. Rowling (2018, The Tales of Beedle the Bard).

Non sbaglierà un colpo.

Durante gli anni ’70 e ’80, la Zwerger tiene un bel passo, lavorando alacremente e illustrando circa una storia all’anno.

Possiamo essere così concordi sul fatto che sia un’artista che ha saputo valorizzare le storie scelte, che ha saputo rispettare i loro creatori, che ha saputo intessere un dialogo autentico e che ha dimostrato di saper abitare la Fiaba e il suo immaginario cogliendo il non detto e rispettandone il tessuto bidimensionale. Questo a dirci quanto la Zwerger sia un’attenta e profonda conoscitrice del mondo fiabesco e della Letteratura tout court.

In questo senso, le sue tavole, così piene di grazia e di raffinatezza, non sono mai didascaliche: un’inquadratura, una prospettiva, il focus su un particolare, il codice cromatico scelto… non c’è disvelamento, tutto il suo lavoro preserva il mistero del repertorio classico e di quello fiabesco scavando in profondità.

Nel panorama editoriale contemporaneo, dove sempre di più, purtroppo, vengono proposte svilenti riscritture, reinterpretazioni mal-interpretate, rivisitazioni non richieste né necessarie, banalizzazioni (sia da un punto di vista testuale che iconico) ed epurazioni o vere e proprie censure, Lisbeth Zwerger ci riporta, attraverso la lievità e al tempo stesso la potenza del suo segno, alla fiaba nella sua essenza originale e integrale, calandoci nelle sue atmosfere e svelandoci ciò che ad una prima lettura potrebbe esserci sfuggito. Ciò che la fiaba dice nascostamente.

Walter Fochesato scrive così:

“Lisbeth Zwerger è una delle mie illustratrici preferite. dimenticata ormai da non pochi anni dall’editoria italiana. Era arrivata da noi grazie alle Edizioni di C’era una volta… di Alfredo Stoppa e, in seguito, altri suoi albi erano stati proposti da Nord-Sud. La misurata eleganza, un rapporto forte e originale con il testo, una costante attenzione verso una poetica degli oggetti (così mi piace chiamarla), il senso vivissimo della narrazione, il rifarsi in modo originale a una tradizione che muove da Arthur Rackham e Carl Larsson. Senza dimenticare la costante predilezione verso i classici “piccoli” o grandi (Dickens, i Grimm, Andersen, Carroll, Edith Nesbit, Oscar Wilde, O’Henry). Altro che tante e troppe esangui illustrazioni incapaci di emozionare!”

Per il futuro mi auguro o di riuscire a trovare una bella storia moderna (ma senza tempo), oppure di riscriverla io stessa.

(Lisbeth Zwerger)

E noi l’aspettiamo…

Nella speranza di averle reso un buon servizio e di aver acceso in te la curiosità di recuperare questa produzione straordinaria, non mi resta che augurarti buone esplorazioni.

A presto…


  1. Dopo la laurea in Pedagogia, Grazia Gotti ha fondato la Libreria per Ragazzi – Casa Editrice Giannino Stoppani, con un gruppo di colleghe educatrici d’infanzia con le quali tutt’ora lavora. Come Presidente dell’omonima Cooperativa Culturale, ha progettato mostre di illustrazione e si è occupata dell’organizzazione di eventi per il programma culturale della Città di Bologna (incontri con gli autori, laboratori e convegni). Ha insegnato nella Scuola Primaria e si è occupata di programmi di formazione per gli insegnanti per la promozione della lettura. Dal 2003 è co-fondatrice dell’Accademia Drosselmeier, Scuola per Librai e Centro studi di Letteratura per Ragazzi, che forma futuri librai e figure che intendono lavorare nel settore dell’editoria per ragazzi e della cultura per l’infanzia. Collabora con editori italiani per attività di scouting internazionale e per curare nuove collane. Collabora con la Bologna Children’s Book Fair. Si occupa di formazione per gli insegnanti, collaborando con il Centro per il Libro e la Lettura, tenendo conferenze in Italia e all’estero. E’ membro di IBBY Italia. ↩︎
  2. Dal Catalogo C’era una volta, once upon a time, il etait une fois, es war einmal, Gli acquerelli di Lisbeth Zwerger. ↩︎

Immagine di Patrizia Lalli

Patrizia Lalli

Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.

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