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La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura

Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...

Martino ha fiutato una storia…

Come si riconoscono le streghe? I nonni sono una fonte inesauribile di conoscenza e di complicità e le streghe non sono mai come ci si immagina.

Caro lettore e cara lettrice,

oggi Martino ha fiutato un romanzo, uno dei più enigmatici e complessi della “bibliografia dahliana”.

Si tratta di:

Titolo: Le streghe

Autore e Illustratore: Roald Dahl e Ill. Quentin Blake

Traduzione: Francesca Lazzarato e Loretta Manzi

Casa Editrice: Salani (Collana Gl’Istrici)

Tipologia: Romanzo

Prima edizione dell’opera in lingua originale: 1983

Avviso importante!

Se non conosci questa storia, non leggere questo articolo prima di aver letto questo racconto strepitoso (perché per la prima volta spoilero il finale…).

Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe, avverte il retro dell’edizione italiana. Come fare a individuarle? Sì, perché riconoscere una strega non è così facile e scontato come si crede. D’altronde non vanno più in giro con cappelli a punta in testa e la scopa.
Le vere streghe, precisa Roald Dahl, sembrano donne qualunque, vivono in case qualunque, indossano abiti qualunque e fanno mestieri qualunque.

Ne sa qualcosa il protagonista narratore della storia, un bambino inglese che, rimasto orfano dei genitori morti in un incidente d’auto, va a vivere con la nonna in Norvegia. E sarà proprio l’anziana donna a metterlo in guardia dalle streghe, lei che in passato ha avuto a che fare con queste temibili figure. Gli insegna a riconoscerle da una serie di bizzarre caratteristiche: portano sempre la parrucca perché sono calve; portano scarpe a punta ma hanno piedi quadrati senza dita; indossano dei guanti perché hanno gli artigli al posto delle unghie; a volte hanno i denti azzurrini perché la loro saliva è blu. Il loro scopo è quello di eliminare tutti i bambini del mondo di cui avvertono la presenza da lontano per la loro terribile “puzza” di pulito. Un bambino che si lava poco, dunque, ha più possibilità di salvarsi di uno che si lava e profuma troppo.

E poi? E poi bisogna mettere il naso tra le pagine…

Siamo al cospetto di sua maestà Roald Dhal.

Cosa dire di questo immenso autore che non sia già stato detto? Nulla. Solo che è considerato uno dei più grandi scrittori di libri per bambini di tutti i tempi e lo sarà per sempre.

Nel 1961 Dahl inizia la vera e propria carriera di scrittore per l’infanzia con James e la pesca gigante, seguito dai conosciutissimi La fabbrica di cioccolato, Il grande ascensore di cristallo, Gli Sporcelli, La magica medicina, Il GGG, Le Streghe, Matilde e molti altri libri di successo.

Le sue opere sono tradotte in trentaquattro lingue, hanno venduto milioni di copie nel mondo e vinto premi prestigiosi.

È significativo che Dahl si sia spento proprio nella “Giornata mondiale per i diritti mondiali dei bambini”, il 22 novembre 1990, dopo aver passato un’intera esistenza a combattere con loro come meglio sapeva fare: scrivendo storie in cui i protagonisti riuscivano a opporsi alle ingiustizie della vita, e infondendo forza e coraggio a tutti i piccoli lettori che avrebbero dovuto affrontare il “terribile” mondo degli adulti.

Ciò che ha reso Roald Dahl così amato dai lettori di ogni età è stata infatti la sua capacità di mettere in ogni storia una parte di sé, rendendo evidente il suo senso di giustizia verso i bambini costretti a subire le arroganze e le prepotenze degli adulti; è riuscito a sovvertire un ordine gerarchico ormai consolidato nei classici racconti per piccoli lettori.1

Ogni anno si celebra il Roald Dahl Day in occasione del giorno del suo compleanno.

Le streghe viene dato alla stampa italiana nel 1983 grazie alla pioniera e visionaria Donatella Ziliotto che lo pubblica nella sua Collana Gl’Istrici (libri che pungono la fantasia), di cui è ideatrice e direttrice. E chi più di Roald Dahl punge la fantasia e non solo…

I primi due libri pubblicati ne Gl’Istrici furono infatti proprio due romanzi per ragazzi di Roald Dahl – Il GGG e Le streghe – e il successo di questo autore, che era già stato pubblicato in Italia ma senza essere particolarmente apprezzato, contribuì in gran parte a quello dell’intera collana.

Le Streghe è una delle opere più famose e amate di Dahl che fa entrare l’orrore nel quotidiano, avvicinandolo il più possibile alla realtà dei lettori. Per vedere una strega non tocca stare con il naso all’insù per vederla volare sulla scopa, ma bisogna stare attenti a dettagli apparentemente insignificanti come capelli e guanti.
La storia cattura per la sua dinamicità, scorre velocemente come corre il “topino” protagonista, per prendere la pozione e poi versarla nella zuppa delle terribili ospiti dell’albergo. Il lettore segue le sue peripezie, rimane con il fiato sospeso quando la Strega Suprema rientra in camera prima che lui ne sia uscito con la bottiglietta in groppa, o quando, giocarellando in cucina si fa sorprendere dai cuochi armati di coltellacci. Una fiaba strampalata, in cui la nonnina non riposa nel letto in attesa che qualcuno le porti il cestino con pane e vino, ma sa molto su queste demoniache figure per qualche misterioso fatto capitato in passato e ora è pronta ad avventurarsi con il nipote in una moderna caccia alle streghe.

Quello che sembra un divertente esercizio di rilettura di un protagonista dell’Immaginario, la Strega, è una metafora che sancisce l’inaffidabilità degli adulti nei confronti dei bambini. Per sbarazzarsi di tutti i bambini inglesi, le streghe si nascondono dietro le insegne della Reale Società della Protezione dell’Infanzia. Gli adulti si travestono, si mascherano, si assegnano diverse fisionomie. Dovrebbero essere credibili, coerenti, con un comportamento lineare e riconoscibile, eppure non lo sono quasi mai, con le dovute eccezioni, naturalmente. In tutto questo riveste un ruolo fondamentale la figura della nonna.

La particolarità di Dahl è proprio quella di inserire nelle sue storie un adulto malvagio, a cui inevitabilmente viene impartita una lezione da un bambino che, nonostante la tenera età, sembra aver compreso meglio di lui quali siano i veri valori della vita. Dahl lo sapeva bene, essendo stato egli stesso un bambino trattato male e costretto a subire le percosse dai più grandi, soprattutto professori e studenti durante gli anni della scuola e del collegio.

Alla fine l’Autore non vuole rimettere le cose a posto come ci si aspetterebbe, le sue storie hanno un’altra concezione di normalità. Il protagonista non torna a essere un bambino, rimane un topo. Potrebbe essere un finale amaro, ma dalle sue parole capiamo che non lo è. Un topo vive in media tre anni, mentre un bambino-topo qualcuno di più, arrivando fino a nove.

Il legame tra nonna e nipote è talmente forte da non rifiutare l’idea di morte, ma di aspettarla insieme:

Perché tra otto o nove anni io sarò un topo vecchissimo e tu sarai una nonna vecchissima. Così moriremo insieme”.
“Sarebbe perfetto”.

Molti adulti hanno espresso qualche riserva su questo insolito finale. E anche chi ha difeso la scelta dell’Autore, ha lodato la sua bizzarria. In realtà, il mondo di Dahl si fonda su un’implacabile coerenza. Dahl sa che ci sono bambini che desiderano non sopravvivere alla nonna, sa come questo dramma assegni una sfumatura speciale al rapporto di certi bambini con i loro nonni. Del resto quest’ultimi sono quasi sempre considerati dai piccoli come quelle persone di famiglia che hanno tempo per loro, che li capiscono, che non vengono travolti dalle manie quotidiane come capita ai genitori. E per questo non si arrendono all’idea di perderli. La morte dei nonni è uno dei primi lutti a cui vanno incontro. La paura della morte viene affrontata di petto e vista come qualcosa di inevitabile ma segno di un grande amore. Il bambino-topo si è affidato da tempo alla nonna e non può immaginare di vivere senza di lei, arrivando a dimenticare la sua nuova condizione che non lo spaventa affatto, come non lo spaventa di dover morire di lì a qualche anno. L’importante è rimanere insieme, come sempre.

E quando l’anziana gli chiede se è sicuro che non gli dispiaccia essere un topo per il resto della vita, la risposta del bambino è sicura e incoraggiante:

“Non importa chi sei né che aspetto hai. Basta che qualcuno ti ami”

Ed è questo il segreto che si nasconde dietro l’horror di Dahl. Quelle di Dahl sono storie macabre e con personaggi dai tratti quasi inquietanti, con descrizioni così realistiche da rimanere impresse nei ricordi anche dei grandi. Ciò è stato sicuramente reso possibile grazie al connubio perfetto con l’illustratore Quentin Blake, che con i suoi bozzetti riusciva a completare con le immagini quello che Dahl descriveva a parole. Infatti, in tutti i libri di Dahl, le illustrazioni prendono parte alla narrazione stessa e non sono semplicemente un elemento aggiuntivo. 2

Le streghe vinse il Premio Bancarellino nel 1988. Dal romanzo è stato tratto il film Chi ha paura delle streghe? del 1990, con Anjelica Huston nei panni della Strega Suprema, qui chiamata la Grande Strega.

Scrive Roberta Favia suo suo Blog Teste Fiorite:

“Le streghe è un romanzo che apre una discussione sul valore del bene e del male e sulla scelta che un essere umano è tenuto a compiere. Sono molti gli elementi che invitano al confronto, per esempio “la maschera” per nascondere la vera identità, ma se ne possono scoprire molti altri attraverso la lettura di un romanzo che pone il lettore bambino di fronte ad una scelta di vita molto importante: la via del bene o del male. La metafora è spiegata dallo scrittore stesso nella descrizione delle streghe, con l’espediente narrativo ci invita a riflettere su una domanda esistenziale ed essenziale: “Chi vogliamo essere nella vita?”, ma potremmo aggiungere “Come vogliamo essere nella vita?” Le storie di Dahl hanno il sapore ludico della competizione, mettono il lettore nella condizione di pensare allo scacco da muovere, invitano a cercare una soluzione. Sono storie che rimescolano i pensieri e i sentimenti per dare un assetto nuovo alla propria esistenza. Nel romanzo Dahl aiuta ad interrogarsi alla ricerca del senso della vita”.

Le streghe, Il GGG, Matilde e tutti gli altri libri dello scrittore britannico ci hanno insegnato il piacere di leggere, mostrandoci la forza sovversiva della letteratura, che ribalta gli stereotipi e smaschera l’ipocrisia e la prepotenza del mondo adulto, con un tale impeto che lascia quasi spiazzati. Si ride, ed è una risata liberatoria, ma con una sottile vena di cattiveria.

Una lettura libera e sovversiva, che a nessuno dovrebbe essere negata.

Fuoco fatuo

fiamma leggera

luci ed ombre

sul far della sera.

Il focolare è pronto

e si tinge di blu

se adesso hai paura

ne avrai di più!

Per quale età? Direi, dai 10 anni.
Ahimè…Nessun ahimè… è un capolavoro.

Allora, non mi resta che augurarti buone letture stregonesche.

A presto…

  1. D. Sturrock, Roald Dahl, il cantastorie, trad. it. di Barbara Sonego, Bologna, Odoya, 2012. ↩︎
  2. Il sodalizio con Dahl iniziò nel 1978 con la pubblicazione del Coccodrillo enorme: fu il primo racconto che vedeva un uso nettamente maggiore di immagini rispetto ai romanzi fino ad allora realizzati; il risultato fu talmente sorprendente che Blake illustrò nuovamente tutti i libri già pubblicati, contribuendo a un loro successo sempre maggiore. ↩︎
Immagine di Patrizia Lalli

Patrizia Lalli

Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.

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