IL MIO BLOG

La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura

Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...

Martino ha fiutato una storia…

“Scusi tanto, sono Babbo Natale.
Mi è rimasto nel sacco l’ultimo regalo,
che è per Beniamino Stamberbugio,
il bambino che abita nella casupola
in cima al Monte Rotolo,
lassù, molto, molto lontano.
E tra poco sarà Natale.
“

(da L’ultimo regalo di Natale. John Burningham)

Caro lettore e cara lettrice,

oggi Martino ha fiutato, in una limpida notte stellata, un albo illustrato di un grande autore, uno dei padri dell’albo illustrato moderno, anche se poco, anzi pochissimo, della sua produzione è stato pubblicato in Italia).

Si tratta di:

John Burningham… se questo nome non riusciamo a ricordarlo è perché purtroppo alcuni illustri autori di Letteratura per bambini e ragazzi nel nostro paese non sono stati valorizzati quanto avrebbero meritato.

È questo il caso di Burningham, autore e illustratore inglese, marito di Helen Oxembury (raro caso in cui la metà femminile è riuscita invece a raggiungere un posto al sole nel nostro Paese, seppur tardivamente), che annovera nella sua carriera oltre 60 libri per bambini e ragazzi. Di questi ne saranno pubblicati in Italia soltanto quattro. Una vera occasione sprecata…

Scrive Francesca Tancini:

” [John Burningham] Ha la capacità rara di caricare testi estremamente semplici di ironia irresistibile, colori brillanti, gioia incontenibile, sperimentazione continua, stile riconoscibile.

Materico, esplosivo, nell’inesauribile adozione delle tecniche più disparate e anticonvenzionali: linocut, xerografie, collage di foglie veline reticelle, fotografie di sculture in plastilina e legno, matite, carboncini, pastelli a olio, acquerelli, acrilici, bombolette spray, lucido da scarpe.

E ha la particolare dote di saper rendere graficamente la mutevolezza del clima inglese, nella nebbiosa varietà della tecnica mista.

Quasi nulla di suo è stato tradotto in italiano, nemmeno la fantastica “Borka”, l’oca spiumata rivestita con un maglione fatto ai ferri dalla sua mamma (1963). Una storia che gli vale una Kate Greenaway Medal. Una storia di diversità e inclusione, commovente senza sbavature, efficace senza essere didattica. Nemmeno il suo “Trubloff”, il topo che vuole suonare la balalaika (1965). Nemmeno il perfetto “Mr Gumpy’s outing” (1970, ancora una Kate Greenaway Medal), nella esilarante assurdità accumulativa della storia.

Nemmeno “Avocado Baby” (1982), nemmeno “Grampa” (1984).

Eppure, senza di lui oggi l’albo illustrato sarebbe diverso. Senza la capacità di costruire, con economia impareggiata, narrazioni parallele e interdipendenti tra immagini e testi (di cui quasi sempre è anche autore), senza il potere del silenzio, del non detto e del non mostrato, senza il rispetto sacro per il lettore bambino, mai sottovalutato, mai considerato bisognoso di aiuti didascalici.”

Ma torniamo a L’ultimo regalo di Natale, albo illustrato diventato un classico natalizio, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2019 (16 anni dopo la sua prima pubblicazione in Inghilterra per la leggendaria Walker Books!).

Una storia rocambolesca, un Babbo Natale “smemorato” (o forse solo stanco), ma caparbio, coraggioso e determinato a non deludere Beniamino Stamberbugio. Un Babbo Natale con un forte senso del dovere, che non si ferma davanti a niente pur di mantenere la sua promessa e far felice un bambino. Un Babbo natale che ha a cuore i bambini e anche le sue renne.

Niente slitta, niente renne, ma una sequenza di veicoli e di incontri fortuiti accompagneranno Babbo Natale a compiere la sua missione.

Un albo divertentissimo e avventuroso, che terrà incollati i bambini col fiato sospeso.

La storia viene raccontata attraverso una coinvolgente ripetizione: “Scusi tanto, sono Babbo Natale. Mi è rimasto nel sacco l’ultimo regalo, che è per Beniamino Stamberbugio, il bambino che abita nella casupola in cima al Monte Rotolo, lassù, molto, molto lontano. E tra poco sarà Natale.”

… e, quando Babbo Natale incontra un disastro dopo l’altro, questa ripetizione trasmette un senso di urgenza al lettore. Non solo, ma i bambini, che godono dell’anticipazione, possono sentirsi coinvolti attivamente nella narrazione.

Le illustrazioni a matita ed acquerello sapientemente miscelati e i codici cromatici inusuali per una storia a sfondo natalizio, rendono questo albo un vero gioiello.

Una prosa ben scritta, un testo anche corposo (a dispetto delle solite frasi paratattiche a cui la letteratura contemporanea ci sta assuefacendo), finalmente ci riportano alla bella Letteratura per l’infanzia a cui gli anni ’80 e ’90 ci avevano abituato.

“…Tutti possiedono la finezza espressiva, il consistente apparato di risorse tecniche di cui è ricca una tradizione in cui l’espressione grafica è stata apprezzata in tutte le sue forme. E tutti evidenziano anche radici in cui c’è un’abitudine, da noi quasi sconosciuta, a valutare i bambini così come forse li immaginava Newbery nelle parole di Hazard, ovvero come pubblico particolare a cui si devono offrire prodotti di gran pregio però creati per loro.”

(Antonio Faeti, Pictures. Illustratori Inglesi per bambini. Saggio introduttivo di Antonio Faeti. Cooperativa Giannino Stoppani. 1991)

Forza case editrici, non abbiate timore… i bambini hanno bisogno delle storie di John Burningham.

Per quale età? Direi, dai 5 anni.
Ahimè…Nessun ahimè… è perfetto così.

Un Classico.

Allora, non mi resta che augurarti buone letture intorno al focolare.

A presto…

Immagine di Patrizia Lalli

Patrizia Lalli

Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *