La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura
Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...
«C’è un paese dove le persone non parlano quasi mai. E’ il paese della grande fabbrica delle parole»
(Incipit di La grande fabbrica delle parole)
Caro lettore e cara lettrice,
oggi Martino ha fiutato un intervento editoriale discutibile, che riguarda la copertina di un albo illustrato molto bello e ricco, purtroppo spesso non capito e svilito.
Si tratta di:
Titolo: La grande fabbrica delle parole
Autore e Illustratore: Agnes de Lestrade e Ill. Valeria Docampo
Traduzione: Rita Dalla Rosa
Casa Editrice: Terre di mezzo
Tipologia: Albo illustrato
Prima edizione dell’opera in lingua originale: 2009
Questo caso mi dà l’abbrivio per spendere alcune parole sulla copertina, perché la copertina, dal punto di vista iconico, non è un elemento importante di un libro: è l’elemento fondamentale!
Una copertina sbagliata in un libro bellissimo uccide il libro bellissimo. Punto.
Solo noi Promotori forse riusciremo a salvare quel libro bellissimo, con determinate tecniche; ma da solo quel libro, con quella copertina, muore.
La copertina è la porta d’ingresso sulla storia e crea aspettative, è una sirena: mi richiama. Nel marasma di tutta l’offerta svetta, mi affascina, mi attrae. Oh, quanto è importante saper comunicare attraverso la copertina!
La copertina può essere sorprendentemente efficace e coerente con ciò che trovo all’interno o può essere drammaticamente ingannatrice e crearmi l’attesa di una storia che dentro non troverò oppure può risultare terribilmente respingente (che è ancora peggio!), per cui a quel libro non mi avvicino (e quel libro può rivelarsi invece un autentico capolavoro).
Che ruolo ha dunque la copertina?
La copertina mi indirizza la fascia di età, mi crea delle aspettative su quello che è contenuto nella storia, le atmosfere che vi troverò, gli argomenti o le tematiche che potrò incontrare in quella narrazione, e così via.
Quando la copertina agisce in maniera virtuosa e quando in maniera invece viziosa?
Agisce a prescindere che sia un libro di qualità o meno; perché se io mi approccio, per esempio, pensando di avere tra le mani un libro comico-umoristico e poi scopro che ha un mood completamente altro, dopo un po’ mi allontano, perché non è quello che stavo cercando in quel momento.
Fatte queste brevi premesse, torniamo al caso editoriale in questione…
Qui la copertina originale (Prima pubblicazione in Italia nel 2010).
È importante soffermarsi sulla copertina, perché spesso ci racconta già qualcosa e perché decreterà l’acquisto o meno di quell’albo e quindi la lettura e l’incontro o meno con quella storia.
Questa copertina può suscitare già un certo immaginario e alcune aspettative nel lettore che la incontra per la prima volta: l’atmosfera è cupa, c’è un’ombra nera che incombe e che la fa da padrona. I colori sono spenti, un po’ inquietanti. Poi c’è un bambino solo, piccolo e che rappresenta l’unica macchia di colore. È come se ci fosse una sorta di scontro cromatico che nasconde qualcosa. È tutto fortemente simbolico in questa copertina.
L’illustrazione, inoltre, si collega con l’inizio della storia, perché la prima illustrazione che incontriamo richiama proprio quella della copertina.
Prima illustrazione della storiaIllustrazioni di Valeria Docampo – Alcuni interni
Più della metà delle pagine di questo albo è dedicata a raccontare una realtà distopica, dittatoriale, dove incontriamo una fortissima discriminazione di classe. È una società in cui domina la censura e dove avere o non avere l’accesso alla parola discrimina tra chi ha potere e chi non ce l’ha.
Le persone piene di parole sono quelle benestanti, ma sono anche quelle più dimesse, arrabbiate, accigliate e vestono di scuro; le altre persone sono spente per un altro motivo, perché non hanno parole e sono quindi delle pagine bianche. L’infanzia però è diversa, è l’unica che sorride in questa illustrazione e veste di rosso acceso.
Verrebbe da domandarci, che mondo è questo? Probabilmente, molto più simile al nostro di quanto si possa immaginare.
Veniamo ora alla criticità…
Attualmente non troviamo più la copertina originale, perché l’editore ha deciso (in occasione dei 30 anni della Casa Editrice Terre di mezzo) di sostituirla con questa…
Questa la copertina che troviamo oggi a scaffale dopo l’ultima ristampa del 2025.
Una copertina che farà faville a San Valentino! (neanche a dirlo, data in cui è stato presentato l’albo con la nuova copertina…)
Che cosa possiamo notare? Questa nuova copertina cambia l’effetto sulle aspettative che il lettore può farsi della storia?
I colori sono caldi, il rosso la fa da padrone, c’è un bacio, una scena d’amore. Una copertina rassicurante, accalappia adulti, che (a differenza di quella originale) saranno attratti da questa illustrazione.
Ma attenzione! Il bambino che vediamo in copertina rappresenta sì l’amore, ma è un amore profondo (non è solo la storia d’amore in sé), è l’amore per la vita, l’amore per la verità, l’amore per la libertà.
Ha ancora senso quel titolo? No, il titolo perde completamente di valore e di significato e l’albo non sta più in piedi: questo rappresenta un grande problema.
Allora possiamo facilmente intuire che quest’ultima copertina è la distruzione di questo libro, perché condiziona totalmente l’aspettativa e l’interpretazione di questa storia.
La scelta di sostituire la copertina originale è essa stessa, paradossalmente, una forma di censura di tutto ciò che abbiamo detto sopra. Una copertina che riflette ciò che la maggior parte delle persone vede di questo albo illustrato: la storia d’amore.
Perché sostituirla? Forse perché l’originale non attraeva l’acquirente adulto e quindi era necessario operare una manovra di marketing? Che cosa interessa all’editore oggi? Il profitto oppure il rispetto per i giovani lettori?
La scelta di ristampare un albo illustrato cambiando l’illustrazione di copertina può sembrare cosa di poco conto, ma non lo è, perché riflette un pensiero a monte dell’editore, che osserva la contemporaneità e sulla base di ciò che vede, intercetta il bisogno e opera scelte accurate. Ma accurate per chi? Per l’editore, per l’adulto acquirente o per il bambino/ragazzo fruitore delle storie?
Fotografie di Patrizia Lalli – Alcuni interni
Aggiungo e concludo che questo albo illustrato è stato scelleratamente e costantemente proposto alla Scuola dell’infanzia, ma è sufficiente scorrere gli interni per rendersi conto che questo è un albo illustrato da secondo ciclo della Scuola Primaria, perché si parla di propaganda, di dittaturadella parola, di distopia, di silenzio, di censura, di manipolazione della comunicazione, di potere e di resistenza al potere.
Allora, forse, la nuova copertina non potrà che provocare un effetto straniante sul giovane lettore, il quale ipotizzerà che questo albo tratti di una storia d’amore, mentre sotto la superficie, c’è molto più di questo…
Non mi resta che invitarti a riflettere e a porti sempre delle domande sulla produzione editoriale e su certe scelte che, ahimè, a volte gli editori operano anche sulle copertine.
«Ciò che accade nella società si riflette nei libri per bambini»
Per quale età?
Direi, dai 10 anni.
Ahimè…
Una copertina che svilisce e condiziona tutta l’interpretazione di questa storia.
Come ovviare?
Recuperare la copertina originale, fotocopiarla a colori e apporla sopra la copertina attuale.
Al termine della lettura, mostrare ai ragazzi la copertina attuale e avviare con loro un’interessante conversazione e riflessione.
Allora, non mi resta che augurarti buone problematizzazioni e riflessioni.
Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.