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La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura

Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...

Martino ha fiutato qualcosa che non torna…

«Il tradimento di Andersen. Siamo di fronte a una nuova deriva dell’editoria contemporanea»

(Patrizia Lalli)

Caro lettore e cara lettrice,

oggi Martino ha fiutato una deriva editoriale, che riguarda la riscrittura di una Fiaba di sua maestà Hans Christian Andersen.

Si tratta di:

Mi duole dover scrivere queste riflessioni e distanziarmi dalle molte recensioni positive che questo albo illustrato ha collezionato e sicuramente collezionerà nel tempo.

Non è mai piacevole per un’appassionata e studiosa di Letteratura per l’infanzia dover mettere in luce anche alcune ombre o scivolate, in cui l’editoria per bambini e ragazzi contemporanea incappa, ahimè, sempre più spesso.

Il 2025 vede la pubblicazione, ad opera della casa editrice Topipittori, di questa raccolta di alcune fiabe di Hans Christian Andersen (in particolare sono 6 i racconti pubblicati) di cui prenderò in esame la fiaba Cinque in un baccello confrontandola con la stessa fiaba contenuta nell’edizione Donzelli del 2019 che riporta la traduzione della versione integrale ad opera di Bruno Berni.

Anzitutto, vorrei iniziare ponendo la seguente domanda riflessiva:

Stiamo leggendo Andersen o non stiamo leggendo Andersen?

La risposta a questa domanda non può che essere una e una soltanto: non stiamo leggendo Andersen!

Eppure il titolo di questa raccolta è “Il Rospo e altre storie di Hans Christian Andersen“.

Perché non stiamo leggendo Andersen? Perché siamo di fronte a una totale riscrittura ad opera dell’autrice Valentina Pellizzoni.

Che cos’è una riscrittura? Penso sia importante dedicare una breve premessa sulle riscritture prima di addentrarmi nel nocciolo della questione. Per farlo, riporto quanto scrive Silvia Blezza Picherle in merito al problema degli adattamenti e delle riscritture:

“Tutti i classici per ragazzi nel corso della storia hanno subito degli adattamenti al fine di renderli fruibili ai giovani lettori. Così i testi integrali sono stati tagliati, riassunti o riscritti parzialmente allo scopo di semplificare opere complesse e corpose nate per adulti; rivedere un linguaggio divenuto troppo arcaico oppure eliminare parti ritenute inadatte ai ragazzi. Inoltre, era diffusa la tendenza ad aggiungere consigli educativi, ammonimenti e descrizioni inesistenti nella versione integrale, al fine di rinforzare i valori e i comportamenti che si volevano trasmettere nei diversi periodi storici. Però questi interventi, in genere troppo invasivi, hanno finito con lo snaturare le opere nella loro essenza. La fiaba, ad esempio, è stata fortemente manomessa, privandola dei suoi significati più profondi e della sua bellezza artistico-formale.”

“Una forma diffusa di rielaborazione dei classici è stata la riscrittura, cioè la ri-narrazione dell’opera con uno stile diverso da quello originale dell’autore, al fine di semplificare la storia e renderla più comprensibile ai lettori. Si è trattato di un intervento linguistico spesso pesante, abbinato a tagli di scene ed episodi, che ha modificato il testo integrale privandolo della sua peculiarità e bellezza.”1

Purtroppo, questo è ciò che è stato inflitto alle fiabe contenute in questa raccolta.

Il mio modus operandi, al cospetto di qualsiasi opera letteraria, mi impone di procedere attraverso un approccio di analisi e critica di tipo scientifico-letterario, avvalendomi dei testi come prove empiriche. Pertanto, dopo aver letto, riletto, analizzato parola per parola e confrontato i due testi (quello integrale di H. C. Andersen e la riscrittura di Valentina Pellizzoni), riporto di seguito le criticità che ho riscontrato, accompagnate solo da alcuni esempi, e lasciando ai lettori il tempo per scovare le altre a sostegno di quanto esprimo.

Prima criticità: il titolo.

In copertina non troviamo il minimo accenno che si tratti di una riscrittura. Penso che sarebbe stato rispettoso nei confronti dei potenziali lettori (oltre che nei confronti dello stesso autore) scrivere: Il Rospo e altre storie di Hans Christian Andersen (riscritte da Valentina Pellizzoni).

Inoltre, non è possibile risalire, purtroppo, a quale edizione delle Fiabe di Hans Christian Andersen Valentina Pellizzoni abbia fatto riferimento per la sua riscrittura, in quanto l’informazione non è indicata nel colophon.

Seconda criticità: un incipit istruttivo-didascalico.

Incipit di Cinque in un baccello
(versione integrale)
Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Donzelli Editore, 2019. Trad. Bruno Berni.
Incipit di Cinque in un baccello
(riscrittura)
Valentina Pellizzoni, Il rospo e altre storie di Hans Christian Andersen, Topipittori, 2025.
C’erano cinque piselli in un baccello, erano verdi e anche il baccello era verde, e così credevano che tutto il mondo fosse verde, ed era proprio vero!
Il baccello cresceva e i piselli crescevano; si sistemavano secondo lo spazio che avevano; stavano tutti in fila. Fuori il sole splendeva e scaldava il baccello, la pioggia lo rendeva chiaro. L’aria era tiepida e si stava bene, luce di giorno e buio di notte, così come doveva essere. E i piselli diventavano più grandi e sempre più pensierosi, mentre stavano lì seduti, perché qualcosa dovevano pur fare.

(Pag. 359)
C’erano cinque piselli in un baccello, tutti verdi, e anche il baccello era verde.
Vi potrà sembrare strano pensare che cinque piselli in un baccello facciano una vita avventurosa. Ma è solo perché non li avete mai osservati da vicino.
I piselli nascono in un baccello: una casa morbida, lunga e così verde che loro, all’inizio, immaginano che tutto il mondo sia verde. Per quanto amino molto la loro casa, ogni tanto nelle discussioni serali, i piselli si lamentano di quanto sia stretta, cosa che li costringe a star seduti uno dietro l’altro. Quando in realtà i piselli sono tipi indisciplinati: avrete, infatti, notato i loro innumerevoli tentativi di darsi alla fuga, appena liberati dal baccello. Se anche voi, alla nascita, e per molti mesi, foste stati costretti a stare immobili in una casa lunga e stretta e verde, fareste lo stesso.

(Pag. 27)

Come si può notare, i due incipit sono molto diversi: la riscrittrice introduce e ripropone in più occasioni l’appello al lettore (tecnica letteraria che non riscontriamo nella fiaba di Andersen), quasi a significare la volontà da parte dell’autrice di “adescare” il giovane lettore per accaparrarselo: vi potrà sembrare strano; se anche voi; fareste lo stesso; se voi sapeste; avreste potuto sentire; avreste dovuto vedere; chiederete voi; se le aveste vedute, avreste potuto sentire.

Il testo dell’incipit è ampliato e, anziché semplificare la versione integrale, la complica usando un linguaggio banale e per nulla artistico.

Inoltre, come nella Letteratura per l’infanzia della seconda metà dell’800, l’autrice introduce sin dall’inizio l’elemento di spiegazione, l’aggiunta di parti istruttivo-didascaliche, elementi che non ritroviamo nella versione originale, perché Andersen non ha mai introdotto spiegazioni nelle sue storie.

L’intento istruttivo-didascalico nella Letteratura per l’infanzia (dal ‘700 a tutto l’800 e buona parte dei primi decenni del ‘900) si prefiggeva di trasmettere conoscenze, valori, stili di vita, comportamenti corretti, attraverso frasi, consigli e spiegazioni rivolti al lettore bambino.

Ritrovare nel 2025 questi elementi fa pensare a una caduta e a una deriva dell’editoria contemporanea che avrebbe dovuto essere ormai superata.

Terza criticità: le operazioni di censura.

È stato piuttosto avvilente appurare come ancora oggi ci siano autori/autrici che scelgono di eliminare e, quindi, di non far incontrare ai bambini e ai ragazzi, certe tematiche, espressioni o comportamenti all’interno delle storie.

Così, l’autrice ha deciso di riscrivere questa fiaba cancellando totalmente un elemento (che in Andersen invece è presente e ricorrente) ovvero il riferimento alla dimensione religiosa.

Mi chiedo e vi chiedo: il riferimento a “Nostro Signore” potrebbe essere un fattore disturbante? Forse l’autrice ha operato questa scelta in nome del politically correct?

Moltissime fiabe contengono riferimenti religiosi, le stesse Le mille e una notte fanno riferimento ad Allah, quindi lo censuriamo? In nome di che cosa?

Ripensando a questa fiaba in particolare, chiediamoci: togliere la componente religiosa modifica il senso della fiaba? Direi di sì e anche in maniera sostanziale, perché la fede e la dimensione religiosa e spirituale, che ritroviamo nei personaggi, rappresenta un modo tipico dell’epoca di affidarsi anche un po’ al destino.

Questo rappresenta un limite per i bambini e i ragazzi di oggi? A mio avviso no, anzi, può essere un’interessante opportunità, per l’adulto mediatore e facilitatore, di contestualizzare gli aspetti storico-culturali in cui la fiaba è stata concepita, senza introdurre alcuna censura. In fondo, la fiaba racconta la vita e in questo sta anche l’onestà intellettuale dell’adulto che propone la fiaba oggi.

Un’altra omissione che compie la riscrittrice riguarda la morte della sorella.

Allora potremmo affermare che la morte rappresenta ancora un tabù nella Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza contemporanea? Vorrei ricordare che la migliore Letteratura, a partire dalla metà degli anni ’80, è trasgressiva in positivo (per citare Silvia Blezza Picherle):

[…] poiché non nasconde alcunché ai giovani lettori e narra la vita nella sua completezza e complessità, anche negli aspetti più pesanti e dolorosi. Essa si oppone ad ogni diniego, censura, omologazione del pensiero, poiché l’obiettivo di ogni autentica letteratura dovrebbe essere quello di aprire spazi di libertà, sovvertendo idee, modi di pensare e stili di vita accettati acriticamente.2

L’operazione di censura, poi, prosegue con la totale rimozione del tema della povertà della madre e della figlia e quindi della miseria in cui sono costrette a vivere.

In una frase intensa, invece, Andersen ci restituisce tutto il senso di sconforto, la difficoltà e la povertà in cui si trova la figlia adolescente (personaggio della storia): “sembrava non riuscire né a vivere né a morire”.

Un passaggio meraviglioso di Andersen, in cui tra le righe, implicitamente, muove una critica alla società ingiusta.

Anche questo passaggio scompare totalmente nella riscrittura.

Valentina Pellizzoni compie, quindi, un’operazione di censura molto forte, non solo riguardo alla dimensione religiosa, ma anche rispetto a tematiche che sono centrali e peculiari della fiaba (la povertà, la morte, la malattia, ecc.), i cosiddetti tòpoi della fiaba, che la rendono attuale ancora oggi.

Quarta criticità: le aggiunte indebite.

Incipit di Cinque in un baccello
(versione integrale)
Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Donzelli Editore, 2019. Trad. Bruno Berni.
Incipit di Cinque in un baccello
(riscrittura)
Valentina Pellizzoni, Il rospo e altre storie di Hans Christian Andersen, Topipittori, 2025.
C’erano cinque piselli in un baccello, erano verdi e anche il baccello era verde, e così credevano che tutto il mondo fosse verde, ed era proprio vero!
Il baccello cresceva e i piselli crescevano; si sistemavano secondo lo spazio che avevano; stavano tutti in fila. Fuori il sole splendeva e scaldava il baccello, la pioggia lo rendeva chiaro. L’aria era tiepida e si stava bene, luce di giorno e buio di notte, così come doveva essere. E i piselli diventavano più grandi e sempre più pensierosi, mentre stavano lì seduti, perché qualcosa dovevano pur fare.

I piselli nascono in un baccello: una casa morbida, lunga e così verde che loro, all’inizio, immaginano che tutto il mondo sia verde. Per quanto amino molto la loro casa, ogni tanto nelle discussioni serali, i piselli si lamentano di quanto sia stretta, cosa che li costringe a star seduti uno dietro l’altro. Quando in realtà i piselli sono tipi indisciplinati: avrete, infatti, notato i loro innumerevoli tentativi di darsi alla fuga, appena liberati dal baccello. Se anche voi, alla nascita, e per molti mesi, foste stati costretti a stare immobili in una casa lunga e stretta e verde, fareste lo stesso.
Oltre che arzilli, i piselli sono anche molto chiacchieroni e curiosi […]

(Pag. 27)

Nella riscrittura, l’autrice si prende la libertà di aggiungere elementi di caratterizzazione dei personaggi, in particolare la dimensione sentimentale ed emotiva dei piselli: si lamentano, sono tipi indisciplinati, arzilli, molto chiacchieroni e curiosi, indignati, poi addirittura i piselli diventano 5 fratelli; caratteristiche che Andersen non introduce nella sua fiaba e che vogliono creare evidentemente empatia con il lettore.

Interessante è la frase: “Se anche voi, alla nascita, e per molti mesi, foste stati costretti a stare immobili in una casa lunga e stretta e verde, fareste lo stesso”, in cui l’autrice crea (in più occasioni) un collegamento tra la vita del pisello e la vita del bambino lettore, in modo tale che il bambino possa sentirsi rappresentato dal pisello. Un escamotage che Andersen non introduce mai nelle sue storie.

Quindi, abbiamo un profluvio di esplicitazioni, sempre derivanti da sue personali interpretazioni, degli stati emotivi dei personaggi coinvolti nella storia. Ma la fiaba, sappiamo, racconta nascostamente, non spiega, semplicemente perché non ha bisogno di farlo.

Quinta criticità: libera interpretazione.

Oltre alla riscrittura, l’autrice compie un’operazione anche di libera interpretazione del testo, in particolare nel passaggio dove la Pellizzoni introduce una spiegazione che nell’opera originale di Andersen non riscontriamo.

A sinistra, un esempio delle molteplici libere interpretazioni da parte della riscrittrice che possiamo incontrare disseminate nel testo.

Sesta criticità: la morte dello stile.

Incipit di Cinque in un baccello
(versione integrale)
Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Donzelli Editore, 2019. Trad. Bruno Berni.
Incipit di Cinque in un baccello
(riscrittura)
Valentina Pellizzoni, Il rospo e altre storie di Hans Christian Andersen, Topipittori, 2025.
E passarono le settimane; i piselli divennero gialli e il baccello divenne giallo: “Tutto il mondo diventa giallo!” dicevano, e potevano ben dirlo.
Poi sentirono uno scossone nel baccello. Era stato strappato e finì in mani umane, e giù in tasca fon altri baccelli pieni. “Tra poco apriranno” dissero e aspettarono.

(Pag. 359)

Col passare delle settimane, il baccello, e di conseguenza anche i cinque fratelli, cominciarono a cambiare colore, diventando gialli. Vedendosi gialli, i piselli si sentirono pronti a uscire: il giallo non può stare chiuso dentro qualcosa per troppo tempo, si dicevano, indignati.
Infatti, un bel giorno di sole sentirono una forte scossa a tutto il baccello e poi un movimento strano, che a sapere con certezza che i piselli possiedano una pancia si sarebbe detto un movimento da far capovolgere la pancia ai piselli.
Finalmente una forte luce penetrò nel baccello. I fratelli erano agitati e urlavano tutti nello stesso momento frasi di gioia, ma come se la gioia fosse così grande che quasi sembrava paura
[…]

(Pag. 28)

Lo stile di Andersen è morto in questa riscrittura. Come promotrice della lettura ho fatto davvero molta difficoltà a leggere questo passaggio per la pesantezza e lo stile arzigogolato.

Incipit di Cinque in un baccello
(versione integrale)
Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Donzelli Editore, 2019. Trad. Bruno Berni.
Incipit di Cinque in un baccello
(riscrittura)
Valentina Pellizzoni, Il rospo e altre storie di Hans Christian Andersen, Topipittori, 2025.
“Accada quel che deve accadere!” disse il più grande.
Crash!il baccello si spaccò e tutti e cinque i piselli rotolarono alla luce del sole; erano nella mano di un bambino che li teneva sul palmo, dicendo che erano dei bei piselli per la sua cerbottana di sambuco.

(Pag. 359)
Infatti, un bel giorno di sole sentirono una forte scossa a tutto il baccello e poi un movimento strano, che a sapere con certezza che i piselli possiedano una pancia si sarebbe detto un movimento da far capovolgere la pancia ai piselli.
Finalmente una forte luce penetrò nel baccello. I fratelli erano agitati e urlavano tutti nello stesso momento frasi di gioia, ma come se la gioia fosse così grande che quasi sembrava paura […]


(Pag. 28)

Valentina Pellizzoni decide, inoltre, di omettere totalmente il suono onomatopeico scelto da Andersen (Crash!), che invece esprime ed imprime la dimensione sensoriale e fisica alla descrizione.

Anche qui, l’autrice sceglie di cambiare le parole e il contesto:

Incipit di Cinque in un baccello
(versione integrale)
Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Donzelli Editore, 2019. Trad. Bruno Berni.
Incipit di Cinque in un baccello
(riscrittura)
Valentina Pellizzoni, Il rospo e altre storie di Hans Christian Andersen, Topipittori, 2025.
“Accada quel che deve accadere!” disse l’ultimo, e fu sparato in aria e volò verso la vecchia asse sotto la finestra della stanza in soffitta. Volò dritto dentro una fessura piena di muschio e terra morbida: il muschio gli si chiuse intorno e lì rimase nascosto, ma non dimenticato da Nostro Signore.

(Pag. 360)
Atterrò in un praticello verde.

(Pag. 29)

I dialoghi di Andersen (elementi meravigliosi del suo stile) sono stati completamente modificati determinando un cambio del punto di vista della storia e quindi stravolgendone la prospettiva e lo stesso impianto narrativo, che in una riscrittura non è ammissibile (e questo lo possiamo vedere nello stravolgimento totale dei dialoghi).

Le parole sono state liberamente cambiate, ad esempio “la canaletta di scolo” in Andersen diventa nella riscrittura “la fogna“, svilendone così lo stile letterario.

Il linguaggio è banale e quotidiano: “Tre fratelli furono trovati da dei piccioni”, ” il pisello si gonfiò a più non posso.

Non c’è più nulla di Andersen…

Perché tutto questo? I ragazzi non comprendono? Dobbiamo rendere il linguaggio più semplice? Quale idea di infanzia c’è dietro?

Ricordiamoci che i bambini e i ragazzi amano le parole, si saziano delle parole belle e più sono nuove per loro, originali e complesse più sono incuriositi. È lo stile a rendere unici i grandi capolavori.

Settima criticità: le illustrazioni.

Veniamo ora alle illustrazioni e chiediamoci: l’illustratrice Silvia Molteni ha reso un buon servizio al testo anderseniano? Sono illustrazioni interpretative (che cercano di portarmi dentro la storia) o sono decorative?

Direi alquanto decorative, che ci siano o meno non cambia nulla. Non illuminano alcuna zona testuale, anzi, in alcuni casi non sono nemmeno coerenti con il testo.

Alcune domande di riflessione e problematizzazione: siamo di fronte a un manuale di botanica o di divulgazione scientifica? Cosa c’entra la vellutata di piselli con il finale della fiaba? Perché l’illustratrice non ci ha mostrato e illuminato il contesto della fiaba? A quest’ultima domanda rispondo molto semplicemente: perché è stato censurato.

Ottava criticità: il massacro del finale.

Andersen scrive questa fiaba nella seconda metà dell’800; comparando il finale originale con quello riscritto, scaglio una domanda provocatoria: quale dei due finali è maggiormente intriso di sentimentalismo e patetismo?

Senza ombra di dubbio il finale riscritto, dove l’autrice, oltre ad aggiungerci una bella morale, riesce anche a distruggere totalmente l’umorismo e l’originalità con cui Andersen chiude la fiaba, perché il finale di Andersen è tutt’altro che ovvio e scontato, anzi, è del tutto spiazzante.

Allora dov’è la novità editoriale? Chi dei due è più moderno? Direi che Andersen è più contemporaneo della novità.

Perché, dunque, riscrivere una fiaba di H. C. Andersen?

Forse l’autrice pensava che questa fiaba proposta ai nostri ragazzi di 4°-5° della Scuola Primaria, ma anche di Scuola Secondaria di Primo grado, fosse incomprensibile? È un linguaggio talmente difficile da doverlo riscrivere completamente?

In un’intervista (recuperabile nel Podcast di Topipittori) Valentina Pellizzoni afferma di aver riscritto una fiaba di Andersen “in un modo un po’ più divertente, perché a volte Andersen tende ad essere un po’ pesante e ostico“. Peccato però che l’umorismo di Andersen sia stato completamente non compreso e quindi cancellato, come abbiamo visto, dalla sua riscrittura… e se Andersen, secondo l’autrice, tende ad essere un po’ pesante e ostico, invito voi lettori a leggere le due versioni e a scoprire quale delle due è più pesante e ostica (anche se alcuni assaggi di brani della riscrittura ve li ho già rivelati…).

L’autrice penso che sia stata spinta dal riscrivere queste storie per adattarle ad un pubblico più piccolo adottando infatti delle tecniche precise, che non ritroviamo nella versione integrale: l’appello al lettore, l’esasperata personificazione dei piselli (che Andersen si è guardato bene dal fare), l’esplicitazione degli stati emotivi (quando invece Andersen li fa dedurre dal comportamento e dalle azioni dei personaggi), oltre a tutta una serie di spiegazioni, che nell’opera originale non ci sono. E, ancora, l’aggiunta di parti e di interpretazioni personali totalmente non fondate rispetto a quello che troviamo scritto nella fiaba originale.

L’insieme di tutti questi interventi fa si che la riscrittura abbia totalmente stravolto la fiaba originale di cui detiene soltanto il titolo.

Partendo dalla premessa che la fiaba integrale non ha nulla di complesso: è lineare, è breve e soprattutto è scritta benissimo, la riscrittura (anche se è una riscrittura) dovrebbe mantenere sempre una dignità letteraria, che vuol dire scorrevolezza, musicalità, fluidità narrativa, capacità di stupire il lettore.

Sempre nell’intervista sul Podcast Topipittori, Valentina Pellizzoni afferma:

“Andersen ha scritto grandi capolavori oltre ai soliti noti, che hanno il difetto, se così si può dire, di essere molto figli del suo tempo, quindi ripetitivi, un po’ ridondanti a volte anche troppo emotivi, perché lui era un iper-emotivo, ma cesellati e spolverati un po’ di queste caratteristiche diventano davvero dei piccoli gioielli.”

Vorrei qui solo ricordare che stiamo parlando di un letterato eccelso: Hans Christian Andersen, uno dei più grandi narratori della seconda metà dell’800 e che i suoi scritti (molto più che piccoli gioielli) sono opere letterarie che non hanno alcun bisogno di essere cesellate e spolverate perché hanno già ampiamente superato indenni i secoli, tanto che siamo ancora qui a parlarne.

Andando a concludere, riporto quanto possiamo leggere sul sito della Casa Editrice Topipittori:

Valentina Pellizzoni, autrice e libraia, innamorata delle fiabe di Hans Christian Andersen, ha deciso di rileggerne e riscriverne alcune fra le meno conosciute. Il tessuto narrativo del grande scrittore danese è restituito a piccoli e grandi lettori, attraverso l’ironia di una lettrice d’eccezione, capace di cogliere gli aspetti più lucenti e folgoranti dei testi, dove le parti più descrittive sono affidate alla meravigliosa mano di Silvia Molteni, grande illustratrice di natura. Il risultato è un libro che ha il gusto delle grandi raccolte fiabesche di un tempo, dove si incontrano personaggi straordinari, molti dei quali appartenenti al regno animale, a quello vegetale e a quello, carissimo ad Andersen, degli oggetti.

Alla luce dell’analisi presentata, quale ironia dello scrittore danese ha colto la riscrittrice? Quali aspetti più lucenti e folgoranti del testo? Quale gusto delle grandi raccolte fiabesche di un tempo ritroviamo? E, ancora, dov’è il rispetto per l’autore, per il testo e per l’infanzia? Che cosa rimane della fiaba quando è stata totalmente snaturata?

A questo punto questa fiaba non ha più senso, perché gli elementi cardine, in questa riscrittura, sono stati totalmente rimossi.

Non c’è alcun bisogno di riscrivere una bella Fiaba come questa, né di tradire un colosso come Hans Christian Andersen né di “ingannare” i ragazzi.

Si tratta, invece, di far incontrare ai giovali lettori le fiabe integrali, selezionandole e mediandole, affinché possano riscoprire storie e stili diversi che arricchiscano il loro immaginario.

«I bambini e i ragazzi hanno il diritto di poter fruire di una Letteratura di qualità.»

Silvia Blezza Picherle

Per quale età? Direi, nessuna.

È un albo illustrato, a mio avviso, da non proporre oppure da mostrare, avendo prima letto la fiaba integrale di Andersen, per avviare una conversazione e discussione con i ragazzi e gli adulti.
AhimèPurtroppo abbiamo un esempio di svalutazione dell’opera letteraria da un punto di vista sia testuale che iconico.
Come ovviare?Proporre ai ragazzi, a partire dagli 11 anni, la versione rigorosamente integrale della storia con la splendida traduzione di Bruno Berni.

Allora, non mi resta che augurarti buone problematizzazioni e riflessioni.

A presto…


  1. Da Silvia Blezza Picherle, Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Una narrativa per crescere e formarsi. Qui Edit, 2020. Paragrafo 6.6 Il problema degli adattamenti, riscritture, traduzioni. ↩︎
  2. Da Silvia Blezza Picherle, Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Una narrativa per crescere e formarsi. Qui Edit, 2020. Paragrafo 4.3 Una letteratura trasgressiva in positivo. ↩︎

Immagine di Patrizia Lalli

Patrizia Lalli

Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.

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