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La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura

Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...

Martino ha fiutato una storia…

«Un anello maledetto, uno spettro che vaga tra i vivi, una vendetta che non si placa: in questa storia dal sapore gotico, Selma Lagerlöf rievoca la magia dei racconti ascoltati accanto al fuoco.»

(Iperborea)

Caro lettore e cara lettrice,

oggi Martino ha fiutato una storia sospesa tra gotico e fantastico, tra leggenda e folklore, immersa in atmosfere nordiche dalle tinte cupe, e tratta da un racconto di origine popolare.

Si tratta di:

Lei è Selma Lagerlöf, prima donna a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1909 e questo è un racconto che scrisse in tarda maturità.

L’autrice porta su carta questo racconto popolare locale narratole durante la sua infanzia: “A me la storia è stata raccontata al crepuscolo accanto al fuoco” e, attraverso la sua penna sapiente, ci conduce proprio davanti al calore e alla luce di quella fiamma che, dalla notte dei tempi, ha raccolto intorno a sé tanti narratori e ascoltatori durante le fredde notti invernali.

Selma Lagerlöf alterna narrazione a ricordi in prima persona, facendone lo scenario delle sue storie. In particolare, riporto un passo da L’anello rubato, che ho amato molto, in cui attraverso un io-narrante introduce il lettore in calde atmosfere familiari:

“Non si può negare che a quell’epoca, da noi nel Värmland, i boschi erano vasti e i campi piccoli, i cortili grandi ma le cascine anguste, le strade strette ma le salite ripide, le porte basse ma le soglie alte, le chiese modeste ma le funzioni lunghe, i giorni della vita contati ma le preoccupazioni infinite. Non per questo comunque la gente del Värmland passava il tempo a lagnarsi e a intristirsi. È vero che il gelo distruggeva i raccolti, e le fiere facevano razzia fra il bestiame come la dissenteria fra i bambini, ma la gente cercava per quanto possibile di conservare il buon umore. Altrimenti che vita sarebbe stata? Ma forse ci riuscivano perché in ogni casa c’era una fonte di consolazione. Una di cui godevano i ricchi come i poveri, e che mai deludeva, né mai veniva meno.

Per carità, non crediate che fosse qualcosa di solenne o grandioso, come la parola di Dio, la pace dell’anima o la felicità dell’amore! Neppure però qualcosa di infido e misero come l’alcol o il gioco dei dadi! No, era una semplice cosa innocente e banale: nient’altro che un camino acceso nelle sere d’inverno.

E le anime seguivano il consiglio del fuoco e cominciavano a giocare. Raccontavano storie, inventavano indovinelli, pizzicavano le corde del violino, intagliavano rose e arabeschi su manici e utensili. Giocavano e cantavano canzoni, pagavano penitenze e ripetevano vecchi proverbi. E intanto il gelo si scioglieva dalle membra infreddolite e il cattivo umore dallo spirito. Tutti si sentivano rianimati e si divertivano. Il fuoco e i giochi ridavano la voglia di vivere a quella loro dura e povera esistenza.

Ma quel che più si addiceva al focolare erano i racconti d’avventura e di ogni sorta di temerarie gesta. Divertivano tutti, vecchi e giovani, e la scorta era infinita. Perché di avventure e gesta, grazie a Dio, c’è n’è sempre stata abbondanza a questo mondo.”

Una serie di sfortunati eventi…

Il racconto è la storia della profanazione di una tomba e del furto di un anello (motivi tipici della letteratura popolare) che passa di mano in mano, cambiando irreparabilmente le sorti di chi si imbatte in esso, con conseguenze spesso nefaste e il protagonista dell’opera è un fantasma vendicativo che perseguita chiunque si impossessi dell’anello rubato al defunto Generale Bengt Löwensköld.

Quello presente in L’anello rubato è uno scontro tra poli opposti, forze diverse, luce e oscurità, tra bene e male. L’amore è l’unica forza motrice, spesso mossa da figure femminili, capace di sconfiggere il male e riportare la pace e l’ordine, anche se non sempre arriva il classico “happy ending”.

Scrive Silvia Giachetti (curatrice della traduzione di questo racconto): “La fiducia dell’uomo nel bene e l’amore per la vita affiorano nei suoi personaggi e nei loro gesti, negli attimi in cui mettono a nudo la profondità della loro anima.

La trilogia di Löwensköld, che continua con Charlotte Löwensköld e Anna Svärd (non ancora pubblicati in Italia), rappresenta il coronamento dell’intera sua opera.

Punizioni e vendetta, tensioni sociali, ideologiche e psicologiche e accettazione del destino…

sono gli ingredienti di questo racconto giallo-magico, che è al contempo leggenda popolare e storia di fantasmi. Lagerlöf attinge a piene mani dalle tradizioni del suo paese, di cui è profonda conoscitrice.

Sempre Silvia Giachetti scrive nella Postfazione:

“L’arte narrativa di Selma Lagerlöf esula da artifici linguistici e descrittivi: gli episodi nascono l’uno dall’altro e si susseguono rapidi e incalzanti. L’unico espediente di cui si serve è quello del racconto nel racconto, tipico della tradizione orale.”

Un racconto dove la voce di Selma Lagerlöf interroga anche se stessa e chi legge sulla possibilità di vedere al di là della realtà che ci circonda. E qui sta la magia della sua arte, l’arte genuina di una narratrice nata.

Un racconto che saprà catturare i ragazzi e le ragazze (ma anche gli adulti) aprendo loro le porte della Letteratura nordica attraverso una scrittura superba.

«Lagerlöf attinge con molta naturalezza dal sogno come dalla realtà, dal folklore come dalla sua vita personale, senza nascondere talvolta un leggero stupore, una specie di turbamento dell’anima, come di chi abbia assistito a un miracolo.»

(Silvia Giachetti)

Per quale età? Direi, dai 14 anni (anche per adulti).
AhimèNessun ahimè… è perfetta così.

Allora, non mi resta che augurarti buona lettura.

A presto…

Immagine di Patrizia Lalli

Patrizia Lalli

Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.

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