La Custode delle storie: pensieri e parole intorno ai libri e alla buona Letteratura
Questo spazio è una finestra sui miei pensieri intorno alla Letteratura per l'infanzia e l'adolescenza e vuole essere un luogo di libera riflessione rispetto a tutto ciò che riguarda l'editoria per l'infanzia contemporanea e la promozione della lettura e della Letteratura... comprese luci e ombre.
Augurandomi che sia per voi interessante intrecciare i vostri pensieri con i miei, vi auguro buona lettura...
Una fiaba oscura e altrettanto luminosa. La Morte è regina di saggezza.
Caro lettore e cara lettrice,
oggi Martino ha fiutato un albo illustrato che prende origine da una fiaba popolare britannica.
Si tratta di:
Titolo: Jack e la Morte
Autore e Illustratore: Tim Bowley e Ill. Natalie Pudalov
Traduzione: Alberto Frigo
Casa Editrice: Logos
Tipologia: Albo illustrato
Prima edizione dell’opera in lingua originale: 2012
È cosa nota che le fiabe e i racconti popolari abbiano svolto da sempre la funzione di condurre il fruitore lungo la strada dell’ignoto, aiutandolo, adulto prima e bambino poi, ad affrontare i pericoli e le sfide della vita.
E nelle fiabe classiche la Morte svolge un ruolo fondamentale, non solo quando ne è esplicitamente protagonista.
Passeggiando per calmare il dolore, Jack incontra la Morte. Quando capisce che sta andando a prendere sua madre, che è a casa ammalata, decide di ordire un piano per sbarazzarsi di lei. Con grande astuzia, nel corso di una serie di sfide, riesce infine a rinchiuderla in un vaso, che appende al ramo di un albero. Ma cosa succede in un mondo senza morte?
In questa narrazione tratta da un racconto tradizionale britannico, Tim Bowley ci presenta la morte come parte complementare della vita, un evento da accettare serenamente perché rientra nel corso delle cose.
Le illustrazioni di Natalie Pudalov creano storie parallele che accompagnano le parole: fiori rossi che crescono e appassiscono, un filo rosso che alla fine del racconto verrà reciso, un cagnolino che, fedele compagno, accompagna Jack nel suo strenuo tentativo di salvare la mamma.
Illustrazioni di Natalie Pudalov – Alcuni interni
La letteratura è un luogo immenso, fatto di linguaggi che spalancano la porta al mistero e all’ignoto; un luogo dove non trova casa la censura, ma dove, anzi, si sperimentano (a volte con forza, altre con delicatezza) tutti i sentimenti umani.
“Le fiabe dividono: c’è chi ne racconta solo alcune, chi evita quelle con il lupo, chi tutte a prescindere, chi le modifica perché portatrici di vecchie visioni, e c’è chi le ama collezionando molte raccolte. E c’è chi pensa, come Jean Jaques Fdida (ne Il Gran libro delle fiabe) che le fiabe siano il “…regno sottile del giusto mezzo in cui senza sdolcinatezza, senza immagini ambigue o edulcorate, si impara a crescere”.
Fotografie di Patrizia Lalli – Alcuni interni
Purtroppo oggi, dobbiamo prendere atto di come il pubblico adulto sia sempre meno propenso ad entrare nei linguaggi letterari, specie se questi portano in dono l’attraversamento di vasti territori d’ombra. Il dolore, la sofferenza, la morte, la tristezza, la solitudine, l’eros, e così via, sono ancora argomenti tabù (per l’adulto fin troppo sensibile a questi aspetti), elementi disturbanti, se affrontati dall’editoria in maniera edulcorata o, peggio ancora, attuando qualunque forma di censura.
I bambini e i ragazzi, invece, sono pronti ad incontrarli, perché a volte ciò che spaventa l’adulto, non spaventa affatto i bambini.
La paura i bambini la desiderano toccare, e se l’adulto che gliela porge è saldo, loro possono esplorarla con fiducia. Spesso elaborano domande, danno risposte pertinenti e formulano teorie, e sono lieti di confrontarsi con i propri silenzi o con quelli degli altri, imparando ad ascoltare (devo dire con immensa fatica) le esperienze e le parole dei compagni.
In un modo o nell’altro, i sentimenti legati alla paura il bambino li attraverserà; alcuni saranno passaggi più dolci, altri più aspri. Alcuni saranno facili grazie alla vicinanza dell’adulto, altri difficili anche in relazione a ciò che avrà vissuto in famiglia. Non potremmo comunque controllare tutto.
La vita accade sempre.
Senza la Morte, il mondo è solo caos.
Le storie che spaventano raccontano di adulti spaventati.
Fuoco fatuo
fiamma leggera
luci ed ombre
sul far della sera.
Il focolare è pronto
e si tinge di blu
se adesso hai paura
ne avrai di più!
Per quale età?
Direi, dai 7 anni.
Ahimè…
Nessun ahimè… è perfetto così.
Consiglio
Dopo la lettura (e le riletture), nessuna ricognizione didattica o fase laboratoriale. Lascia che la storia sedimenti e germogli nei tempi di ciascun bambino.
Da bambina trascorrevo spesso il mio tempo ascoltando i racconti della Grande Guerra cullata dalla voce dei miei nonni; ore e ore immersa nel suono delle parole. Quando ho imparato a decifrare quei segni neri sulla carta, mi deliziavo ad ascoltare il suono della mia voce che leggeva in un pollaio a galline e conigli. Si, avete capito bene… Poi sono cresciuta… e l’amore per le storie e gli animali non mi ha abbandonata.