Le disavventure di questa buffa famiglia di scheletri assicurano risate per tutta la famiglia.
Caro lettore e cara lettrice,
oggi Martino ha fiutato un albo illustrato che è ormai diventato un Classico della Letteratura per l’infanzia.
Si tratta di:

Titolo: (La serie di Ossaspasso)
Autore e Illustratore: Janet & Allan Ahlberg
Traduzione: Chiara Carminati
Casa Editrice: Camelozampa
Tipologia: Albo illustrato
Prima edizione dell’opera in lingua originale: 1980
Dobbiamo ringraziare la coppia inglese Janet e Allan Ahlberg, che negli anni ‘80, realizzarono questa bellissima serialità, Ossaspasso, finalmente riportata in Italia da Camelozampa qualche anno fa.
La storia inizia così:

Un incipit davvero molto originale, giocato tutto sull’anafora, con una parola ripetuta in maniera quasi ossessiva, che vuole proprio dare il senso di un avvio di storia dove il buio è il protagonista assoluto.
Non solo, questo inizio sembra quasi una zoomata cinematografica, perché partiamo da una collina per arrivare a una cantina…
E nella cantina scura scura…
ed ecco giocato il dramma di voltare pagina (così come lo definisce Barbara Bader), cioè quella suspence che ci tiene incollati alla storia e ci incoraggia ad andare avanti.
I personaggi di questa storia sono tre scheletri (che rappresentano l’antitesi dell’immobilità della morte): scheletro grande, scheletro piccolo e scheletro cane. I tre scheletri approfittano dell’oscurità per andare a zonzo per le strade della città a caccia di divertimenti, ma soprattutto di qualcuno da spaventare. Peccato non ci sia nessuno in giro la notte… e allora dovranno inventarsi qualcosa.
Una storia circolare, che comincia in cima a una collina e, dopo la serie di avventure vissute dai tre protagonisti, finisce nello stesso modo in cui è iniziata.
In una notte scura scura la famiglia degli scheletri, genitori, figlio e cane, mentre gli altri dormono, se ne esce fuori. Vanno a giocare al campo giochi. Sull’altalena il figlio dondola, dondola e vola, il cane prende una botta e… si rompe! C’è poi da rimontare il mucchietto di ossa del cane: la testa al posto della coda, , le zampe all’incontrario. (Cit. Grazia Gotti1)
Una storia divertente, che nella sua semplicità fa ridere di gusto (ridere, un verbo così pedagogicamente salutare) e non mancherà di essere chiesta e sollecitata dai bambini. Quindi, caro adulto, armati di pazienza, perché sarai reclutato per ottemperare a svariate riletture fino a impararla quasi a memoria.

La EL Edizioni lo portò in Italia nel 1985, nella Collana Un libro in tasca.
Il titolo era Giochi d’ossa.
Oggi la Casa editrice Camelozampa lo ha ristampato nella forma di Albo illustrato, un formato più grande e quindi ottimo per essere letto ad alta voce anche in piccolo gruppo.
Qual è il valore aggiunto di questo recupero? Senza ombra di dubbio la Traduzione letteraria (non letterale) affidata a Chiara Carminati, che ha saputo restituirci, il ritmo, le rime, le anafore, il suono delle parole, mantenendolo aderente al testo originale. È in questa ripetizione di formule e in questo contrasto tra elementi macabri e clima festoso che sta la chiave di questo albo e ci voleva la sensibilità di Chiara Carminati per tradurlo rispettandone la musicalità, se non addirittura potenziandola.
Come scrive Roberta Favia: “Le ripetizioni, l’ironia, il ritmo narrativo sono curati e costruiti alla perfezione perché il giovane lettore provi al tempo stesso magari un piccolo brivido insieme ad una punta di sorriso. E’ un racconto che un po’ lascia sospesi, avverrà qualcosa che potrà spaventarmi o qualcosa che mi farà ridere?“
E che dire del lavoro sul titolo?
Sì, perché l’allitterazione tanto allegra del titolo Ossaspasso, che diventa canzone nel bel mezzo del libro, è ancora più efficace dell’originale “Funnybones“: quel “funny” che in italiano viene dichiarato solo a metà (si percepisce prima “ossa-a-spasso” che “ossa-spasso”) emerge prepotentemente dalla sonorità della parola, in una riuscitissima applicazione della regola “show, don’t tell”.


Ossaspasso è il primo volume di una serie che in Gran Bretagna ebbe grande successo e che nel 1992 divenne anche un cartone animato trasmesso dalla BBC.




Cosa dire del codice iconico e del design progettuale?
Le illustrazioni presentano una gamma di colori molto accesi, a campitura piatta e con una predominanza del nero che fa da sfondo e che mette in risalto il bianco dei personaggi.
Il layout è variegato: abbiamo illustrazioni a doppia pagina, a pagina singola e layout fumettistici con le incursioni dei classici balloon. Alcune illustrazioni con relativo testo, si trovano all’interno di cornici colorate, mentre altre occupano tutta la pagina. Si tratta di una commistione molto particolare e suggestiva che contribuisce a rendere la lettura dinamica e appassionante ma, allo stesso tempo, rendono l’albo piuttosto complesso per bambini piccoli, ecco perché io lo consiglio a una fine Scuola dell’infanzia e inizi Scuola primaria.


Scrive Pino Boero: “L’aver ripescato in occasione del quarantennale della prima edizione inglese i simpaticissimi Funnybones di Janet e Allan Ahlberg non costituisce un’operazione nostalgia ma piuttosto rappresenta la volontà di arricchire il patrimonio di albi per l’infanzia con testi ironicamente dissacranti legati alle stesse profondità della tradizione popolare (anche nelle fiabe regionali italiane compaiono scheletri che si ricompongono e di muovono in grottesche sarabande).”
Fuoco fatuo
fiamma leggera
luci ed ombre
sul far della sera.
Il focolare è pronto
e si tinge di blu
se adesso hai paura
ne avrai di più!
| Per quale età? | Direi, dai 6 anni. |
| Ahimè… | Nessun ahimè… è perfetto così. |
Allora, non mi resta che augurarti buone letture.
A presto…
Puoi leggere questa storia in compagnia di questo brano musicale:
- Grazia Gotti, A scuola con i libri. Avventure di una libraia-maestra. BUR Ragazzi, Rizzoli, 2013. ↩︎


Una risposta
Grazie a Patrizia ho potuto conoscere e “fiutare” questo albo illustrato, un capolavoro che lascia a bocca aperta bambini e adulti. Questa recensione di Patrizia mi ha aiutata ad avvicinarmi in punta di piedi a questo albo, ad addentrarmi nel bosco pieno di ombre per poter apprezzare nuovi giochi di luce, nuove sfumature. Il ritmo SCURO SCURO apre dei misteriosi sentieri da percorrere e sfide ricche di avventura…… grazie Patrizia!