«Dickens creò un mondo e, nel tempo libero, inventò il Natale»
(Anthony Burgess)
Caro lettore e cara lettrice,
oggi Martino ha fiutato, sotto le radici del grande Abete Bianco, un Classico, anzi, il Classico natalizio per eccellenza.
Si tratta di:

Titolo: Un canto di Natale
Autore e Illustratore: Charles Dickens
Traduzione: (Traduttori vari)
Casa Editrice: (Case editrici varie)
Tipologia: Romanzo
Prima edizione dell’opera in lingua originale: 1843
La storia la conoscono tutti.
Fiumi di parole sono state spese dai più grandi critici letterari.
Scrivere qualcosa su un’opera, per me intoccabile, sarebbe superfluo, pertanto ho pensato di proporre un piccolo viaggio tra i più grandi illustratori storici e contemporanei che, ad un certo punto della loro carriera, hanno deciso di confrontarsi con il monumentale Charles Dickens.
Il Canto di Natale, al di là del suo innegabile fascino letterario, è uno dei libri che più ha avuto la ventura di stimolare l’immaginario dei lettori e di prestarsi, nel tempo, ad essere indagato dalle matite e dai pennelli di tanta grande illustrazione. (Cit. Andrea Rauch)
Sarà un’esplorazione visiva della redenzione di Scrooge, che parte dalle iconiche incisioni dei pionieri John Leech e Sol Eytinge, che hanno lavorato alle prime edizioni, passando per le atmosfere vittoriane di Arthur Rackham e Charles Robinson, il segno raffinato ed etereo di Lisbeth Zwerger, fino alle interpretazioni moderne di maestri contemporanei come Roberto Innocenti, Luca Caimmi, Iacopo Bruno e Manuele Fior, che ha consegnato Un canto di natale alla nona arte e altri ancora, mostrando come ogni epoca abbia reinterpretato la magia e i temi sociali del racconto, trasformando Scrooge da figura spettrale a simbolo universale di speranza e solidarietà.
Sarà interessante, spero, incuriosirci della vita di questi illustri e scoprire come si sono avvicinati all’opera dickensiana e come l’hanno affrontata.1
Allora, non mi resta che augurarti buon viaggio…




Da cui tutto ebbe inizio.








Quando Rackham si avvicina al Canto di Natale ha già illustrato Alice in Wonderlande Peter Pan in Kensington Gardens e ha, quindi, già costruito il suo universo di riferimento ideale, popolato di elementi tra loro eterocliti e discordanti. Certo, la Londra di Dickens non è un Paese delle Meraviglie, e nemmeno quella che dipinge Rackham vuole esserlo, ma l’atmosfera che l’artista fa intravedere nei suoi disegni nervosi ed eleganti, anche quando affronta gli aspetti macabri e angosciosi del racconto, appare sempre irreale e leggera. Una fiaba appunto.
(Cit. Andrea Rauch)




Autore cinese. Mai nessuno aveva letto con tanta potenza e libertà l’incontro fra Scrooge e Marley e che dire poi del secondo Spirito? Un mantello verde bottiglia, illuminato da gialli bagliori e dai folti bordi bianchi della pelliccia. Sotto un mare increspato, di gusto “giapponista”, sembra assorbirne tuti i cangianti riflessi.
(Cit. Walter Fochesato)




Trovarsi davanti alle tavole della Zwerger non può che creare grande stupore, perché solo a lei poteva venire in mende di illustrare una caminetto così, mettendo Scrooge in una casa ricca, anziché davanti a un caminetto fuligginoso.
Il suo è uno Scrooge davvero mai visto, uno Scrooge “giapponista” che rivela un fondo di glaciale desolazione. (Cit. Antonio Faeti)




Celebre per le sue illustrazioni dettagliate ed evocative, che creano un’esperienza di lettura unica, quasi cinematografica, Roberto Innocenti si immerge nella Londra di Dickens e ne succhia l’anima, quasi con un’istintiva lettura ‘politica’ del testo. Le vie fredde e cupe appaiono in tutto come la proiezione di uno stato d’animo scostante, il ritratto di una dolorosa miseria sociale e personale. I mattoni dei muri della città sono neri e opachi di nebbia e carbone. Nelle strade costipate, su per le scale buie, nei vicoli abitati da un sottoproletariato cencioso, degradato, inquietante, i fantasmi del Natale passato, presente e futuro mostrano a Ebenezer Scrooge la desolazione della sua vita e gli indicano la via per un possibile, diverso, esito.
(Cit. Andrea Rauch)




Il suo è Un canto di Natale assolutamente straniante. Le illustrazioni sontuosamente affilate trasformano la Londra vittoriana in uno zoo di animali feroci o laidi, tra maiali e faine, struzzi e coccodrilli. La ghost story natalizia che Dickens scrisse nel 1843 con i fantasmi dell’anno passato, presente e futuro (e con l’apparizione introduttoria dello spettro di un ex socio, James Marley, “morto come un chiodo di porta”), è nell’edizione illustrata da Maggioni la migliore tra quelle italiane.
(Cit. Roberto Casalini)








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Tra i più importanti fumettisti italiani contemporanei e autore di graphic novel.
«Una storia senza tempo che, come ogni classico che si rispetti, ha ancora molto da dirci.».
| Per quale età? | Direi, dai 12 anni e oltre. |
| Ahimè… | Nessun ahimè… è perfetto così. Un capolavoro intoccabile. |
Allora, non mi resta che augurarti buone letture intorno al focolare.
A presto…
- Per chi volesse saperne di più sull’iconografia del Canto di Natale consiglio l’edizione pubblicata da Interlinea nel 2009 che contiene un breve saggio di Walter Fochesato sugli illustratori delle edizioni italiane. ↩︎

